Marrero riattiva il discorso di minaccia dall'Isola della Gioventù: “Non sottovalutiamo il nemico”



Manuel Marrero insieme ad altri dirigenti nell'Isola della Gioventù.Foto © Radio Caribe

Dall'Isola della Gioventù, il primo ministro cubano Manuel Marrero Cruz ha nuovamente riacceso questo sabato la retorica della piazza assediata che il regime ha intensificato nelle ultime settimane.

“La volontà, l'integrità e la determinazione di noi cubani sono indiscutibili, ma non possiamo abbassare la guardia,” ha dichiarato il dirigente cubano, aggiungendo che il “principale nemico” è proprio la fiducia, secondo un rapporto del Canal Caribe.

Captura di Facebook/Canal Islavisión

Le dichiarazioni sono state rilasciate nel contesto di esercitazioni militari che hanno incluso pratiche di tiro, simulacri di difesa territoriale e azioni politiche e ideologiche, in una giornata supervisionata da alti dirigenti del Consiglio di Difesa Nazionale. Nella narrazione ufficiale, la difesa del paese non si limita all'ambito militare, ma coinvolge tutta la società come parte della dottrina della cosiddetta “guerra di tutto il popolo”.

Il messaggio di Marrero arriva in un contesto di crescente beligeranza del regime cubano dopo la cattura del dittatore venezuelano Nicolás Maduro in un'operazione autorizzata dal presidente Donald Trump, un avvenimento che ha scosso gli alleati regionali de L'Avana e innalzato il tono della confrontazione.

Dal quel momento, il governo cubano ha rafforzato il suo discorso di minaccia esterna e ha annunciato che il sabato sarà dedicato in modo sistematico alla preparazione militare, politica e ideologica della popolazione per tutto l'anno 2026.

Le immagini delle manovre militari, fucili antichi e slogan ripetuti da decenni circolano insieme a testimonianze di cittadini che trascorrono notti intere senza elettricità o cercano cibo tra mercati vuoti.

In quel contesto, l'avvertimento di Marrero suona meno come un appello alla difesa nazionale e più come una strategia politica per mantenere la popolazione in uno stato di allerta permanente, facendo appello alla paura e al nemico esterno.

Así, mentre il governo insiste su trincee, simulacri e discorsi di guerra, molti cubani sentono che la vera battaglia non si combatte nei campi di addestramento, ma nelle case al buio, nelle cucine vuote e nell'incertezza di un paese che continua a aspettare risposte concrete.

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