Miguel Díaz-Canel Bermúdez ha nuovamente sottolineato il "cambiamento di mentalità" come la chiave per superare la profonda crisi che sta attraversando il paese. Durante il Pleno Straordinario del Comitato Provinciale del PCC a Cienfuegos, il governante ha esortato i militanti a assumere un ruolo più attivo alla base e a essere i primi a promuovere la produzione nazionale.
“Qual è il ruolo della militanza nell'organizzazione di base in tutte queste cose che ci proponiamo?”, ha chiesto Díaz-Canel ai presenti. “Se diciamo che una priorità è potenziare la produzione nazionale, perché saremo in grado di avere beni e consumo in base a ciò che siamo in grado di produrre e fornire, i primi a dover discutere di questo nel nucleo, in modo critico, sono i militanti. E i primi a dover prendere in mano un centro di lavoro produttivo o di servizio sono i militanti. Altrimenti, tutto rimane solo un discorso e non si realizza”, ha affermato il mandatario, in un intervento diffuso da Canal Caribe.
L'incontro, mostrato sui social dal Partito Comunista di Cuba, è stato presentato come uno spazio di analisi “profonda e autocratica” sul ruolo della militanza nel rispetto delle priorità nazionali. Díaz-Canel ha insistito sul fatto che il lavoro del Partito deve concentrarsi nel trasformare le “forme di pensiero” e i “modi di fare”, e nel riconoscere che non tutti i problemi del paese sono dovuti all'embargo statunitense. Tuttavia, il discorso ha nuovamente evitato riferimenti concreti alle cause strutturali della crisi e non ha proposto misure economiche di impatto immediato.
In un altro momento del suo intervento, il governante ha affrontato compiti prioritari come la produzione di alimenti e il settore energetico, sottolineando la necessità di rafforzare le facoltà dei comuni per raggiungere una maggiore autonomia. “La mentalità che serve —ha detto— è come uscire a cercare, come pensare in modo diverso, sempre con l'idea di cercare la prosperità. Se il comune è prospero, la provincia lo sarà, e anche il paese”. Questa idea, presentata come un invito a “pensare diversamente”, è stata descritta dalla Presidencia cubana come una “chiave del successo”, sebbene non siano stati precisati quali strumenti concreti avrebbero i comuni per esercitare tale autonomia.
La insistence di Díaz-Canel sul "cambiamento di mentalità" avviene mentre lo stesso Governo riconosce la gravità della situazione nazionale. Il primo ministro, Manuel Marrero Cruz, ha recentemente ammesso che Cuba affronta “un'economia di guerra” e che il 2026 sarà un anno particolarmente difficile, contrassegnato dalla scarsità, dall'inflazione e dalla diminuzione della produzione. Nonostante ciò, sia Marrero che Díaz-Canel continuano a puntare sul discorso ideologico e sull'appello alla coscienza della militanza come principale motore del cambiamento.
Il messaggio del mandatario si aggiunge a una serie di interventi recenti in cui ha chiesto ai militanti comunisti “di essere in prima linea nella soluzione dei problemi”, che hanno provocato un'ondata di critiche sui social media, dove numerosi cubani rimproverano al governo la sua disconnessione dalla realtà. “I problemi di Cuba siete voi, i comunisti; con il solo fatto di abbandonare il potere si risolvono”, ha detto un utente sulla rete sociale X, riflettendo il malcontento dei cittadini di fronte agli appelli ufficiali a resistere senza cambiamenti reali.
Mentre la dirigenza del Partito insiste che il cambiamento inizia nella mente, la maggior parte dei cubani si trova di fronte a una quotidianità segnata da interruzioni di corrente, scarsità di cibo e un deterioramento accelerato dei servizi fondamentali. In questo contesto, l’appello di Díaz-Canel a un “cambiamento di mentalità” suona sempre più disconnesso dalla realtà del paese, dove il problema non sembra essere la mentalità, ma il modello politico ed economico che egli stesso difende.
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