“E a Cuba no?”: Ambasciata degli Stati Uniti preme su L'Avana per la liberazione dei prigionieri politici dopo l'amnistia venezuelana



Ambasciata degli Stati Uniti a L'Avana (Immagine di riferimento).Foto © Facebook/Embajada Stati Uniti a Cuba.

L'Ambasciata degli Stati Uniti a Cuba ha reagito con fermezza all'annuncio di un'amnistia generale in Venezuela, trasferendo direttamente la pressione al regime dell'Avana, chiedendo la liberazione di tutti i prigionieri politici cubani, in un messaggio che si rivolge direttamente alle oltre mille persone incarcerate dopo le proteste dell'11 luglio 2021.

“E in Cuba no?”, ha chiesto la sede diplomatica in un messaggio pubblicato su X, nel quale ha ricordato che oltre 1.000 madri, padri, figli, figlie, fratelli e nipoti innocenti continuano a essere dietro le sbarre per essersi manifestati pacificamente contro le condizioni di vita sull'isola e per aver richiesto “patria e vita”. Il post si conclude con un appello diretto: #LiberenTodos.

La pubblicazione dell'ambasciata è avvenuta dopo l'annuncio della presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez, di una legge di amnistia generale per i prigionieri politici, una misura che, ha dichiarato, mira a “favorire la convivenza” e che promette di “cancellare le cause” giudiziarie dei beneficiari.

La iniziativa, riportata da El País, sarà presentata all'Assemblea Nazionale venezuelana e potrebbe beneficiare centinaia di detenuti, in un processo che si sta sviluppando dopo la cattura di Nicolás Maduro lo scorso 3 gennaio.

Mentre Caracas parla di riconciliazione e di rilascio di prigionieri, Washington ha utilizzato l'annuncio come specchio per mettere in evidenza la mancanza di gesti simili a Cuba, dove le autorità non solo mantengono in carcere i manifestanti del 11J, ma continuano a infliggere lunghe condanne per reati come “sedizione” o “disordini pubblici”.

La pressione internazionale su Venezuela ha già avuto conseguenze concrete. Dopo l'annuncio dell'amnistia, gli Stati Uniti hanno confermato la liberazione di tutti i loro cittadini detenuti in quel paese, mentre mantengono aperte linee consolari per verificare possibili casi pendenti. A Cuba, tuttavia, non si è verificato nessun movimento simile.

Per i familiari dei prigionieri dell'11J e per una parte significativa della diaspora cubana, il messaggio dell'ambasciata statunitense non è solo un confronto diplomatico, ma un promemoria scomodo che se in Venezuela si parla di cancellare le cause e chiudere prigioni simboliche come El Helicoide, a Cuba la repressione rimane intatta, senza amnistia, senza liste pubbliche e senza segnali di riconciliazione.

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