I santeros cubani pregano per la "guarigione spirituale" del paese



Cerimonia religiosa a CubaFoto © Captura de Video/Youtube/africa news

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Mentre Cuba entra in un nuovo anno carico di timori, mancanze e presagi inquietanti, sacerdoti e sacerdotesse della santería sono usciti domenica a chiedere qualcosa di così fondamentale quanto urgente: pace.

Lo hanno fatto con canti in yoruba, sacrifici rituali e preghiere collettive a L'Avana, in un contesto di crescente tensione con gli Stati Uniti e di una crisi economica che non concessa tregua.

La scena, descritta dall'agenzia Associated Press (AP), si è svolta nel cortile di una vecchia casa, dove decine di babalawos e fedeli si sono riuniti per implorare salute, armonia e protezione spirituale per il popolo cubano.

Vestiti di bianco, circondati di offerte e sotto l'ombra di un folto mango, hanno invocato Eggun, la divinità degli antenati, e più tardi Azowano, una delle rappresentazioni di San Lazzaro, figura profondamente venerata nell'isola.

“No si tratta solo di religione, ma di alleviare il peso di ciò che sta per venire,” ha spiegato a AP Lázaro Cuesta, sacerdote che ha organizzato la cerimonia. Per molti partecipanti, il rituale è stato un modo per affrontare la paura collettiva di un anno iniziato con scossoni geopolitici e segnali di un maggiore inasprimento economico.

A fine dicembre, i babalawos avevano già avvertito, attraverso la tradizionale Letra dell'Anno, sulla possibilità di conflitti, violenza e tensioni che avrebbero colpito Cuba e il mondo nel 2026.

Giorni dopo, lo scenario internazionale sembrò confermare quelle previsioni: il 3 gennaio, gli Stati Uniti eseguirono un'operazione militare a Caracas che culminò con la cattura dell'allora presidente venezuelano Nicolás Maduro e la morte di 32 soldati cubani che facevano parte del suo team di sicurezza.

L'impatto sull'isola è stato immediato. Il Venezuela è uno dei principali alleati politici ed economici del regime cubano, e il colpo ha scosso sia l'élite governante che la popolazione.

In quel clima di incertezza, la religione torna a occupare uno spazio centrale nella vita quotidiana di molti cubani. La Lettera dell'Anno 2026, divulgata il 1 gennaio dall'Associazione Culturale Yoruba di Cuba, avvertiva già di un ciclo segnato da conflitti che “non finiscono mai”, un aumento della violenza sociale e domestica, problemi di salute e la persistenza dell'esodo migratorio. Si invitava anche a rafforzare l'armonia familiare, a rispettare le tradizioni e a cercare riparo spirituale per affrontare un paese sempre più fratturato.

Durante la cerimonia di domenica, diverse centinaia di persone si sono messe in fila per essere simbolicamente "purificate" con polli vivi, in mezzo a canti ancestrali. Tra di loro c'era Yusmina Hernández, casalinga di 49 anni, che ha riassunto il sentimento di molti: “Come persone religiose, cerchiamo di allontanare tutto ciò che è negativo e arriva nelle nostre vite”.

Le offerte hanno incluso cibi oggi difficili da reperire, come uova, fagioli e mais, un dettaglio che non è passato inosservato agli assistenti e che sottolinea quanto la crisi attraversi anche i rituali più sacri.

“Questo si fa per il bene della società, affinché non ci siano conflitti né violenza”, ha spiegato a AP Eraimy León, babalawo di 43 anni, mentre osservava la conclusione della cerimonia.

In una Cuba dove l'economia si asfissia sotto sanzioni sempre più dure, dove la migrazione continua a drenare famiglie e dove il futuro appare ogni giorno più incerto, la santería torna a essere rifugio, conforto e avvertimento. Per molti, chiedere pace agli orishas non è un gesto simbolico, ma una necessità vitale di fronte a un 2026 che, sin dai suoi primi giorni, si preannuncia in salita.

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