Ferrer si esprime sulla possibilità che Trump applichi a Cuba la “formula” del Venezuela



José Daniel Ferrer (i) e Donald Trump (d)Foto © Collage Facebook/CiberCuba - Flickr/Gage Skidmore

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L'oppositore cubano José Daniel Ferrer, esiliato negli Stati Uniti dal 2025, ritiene possibile che l'amministrazione del presidente Donald Trump applichi a Cuba una strategia simile a quella utilizzata in Venezuela.

Così lo ha espresso martedì durante la presentazione virtuale del Primo Rapporto Integrale sulla Vigilanza Digitale a Cuba, elaborato dall'ONG Prisoners Defenders, in risposta a una domanda formulata dall'agenzia EFE.

Ferrer, leader dell'organizzazione di opposizione Unión Patriótica de Cuba (UNPACU), ha sottolineato che ritiene possibile che gli Stati Uniti possano promuovere una transizione nell'isola utilizzando meccanismi di pressione simili a quelli applicati in Venezuela.

In tal senso, ha affermato:

“Nel caso cubano, credo che il presidente statunitense, Donald Trump, possa forzare una transizione in cui l'Esecutivo dell'isola non abbia altra scelta, come non ce l'ha (la presidente incaricata del Venezuela) Delcy Rodríguez, di muoversi secondo quanto le detti gli Stati Uniti.”

L'affermazione suggerisce una visione della politica estera statunitense come forza capace di intervenire in processi di cambiamento politico nei regimi autoritari, e colloca Cuba in uno scenario ipotetico di transizione guidata dall'esterno.

Un possibile scenario di intervento limitato a Cuba

Sebbene Ferrer abbia ribadito la sua preferenza per un cambiamento guidato dall'interno di Cuba, non ha escluso l'intervento esterno come ultima risorsa.

Di fronte alla possibilità che i cubani non possano raggiungere da soli il cambiamento politico, ha espresso una posizione pragmatica:

"I cubani potremo essere protagonisti del cambiamento senza la necessità che siano gli Stati Uniti a produrlo. Tuttavia, se ciò non dovesse avvenire, se mi mettessero a scegliere tra l'attuale Cuba […] e un'azione chirurgica di minimo accesso per estromettere questa tirannia dal potere […] allora opterei per la seconda opzione."

Con questa affermazione, l'oppositore pone un dilemma che riflette sia l'esaurimento di fronte all'impasse politico dell'isola sia la sua disponibilità ad accettare un intervento esterno di bassa intensità come meccanismo di rottura con il regime attuale.

Parallellismi con il Venezuela

Ferrer ha citato il caso venezuelano come esempio per illustrare il tipo di strategia che ritiene praticabile a Cuba.

Secondo l'attivista, il piano della Casa Bianca riguardo al Venezuela -sotto la leadership di Trump- ha avuto l'obiettivo chiaro di un ritorno alla democrazia, e ha espresso il suo sostegno a questa linea.

“Sigue creyendo” che il piano di Washington porterà a “riportare la democrazia in Venezuela”.

Questo posizionamento si aggiunge alle dichiarazioni che lo stesso Trump ha fornito sulla situazione nel paese sudamericano, dove ha elogiato la leader Delcy Rodríguez, definendola "una persona fantastica", mentre sostiene pubblicamente che gli Stati Uniti supportano il suo mandato come presidente incaricato.

Contesto venezuelano e ruolo degli Stati Uniti

Nella stessa linea di confronto, Ferrer ha fatto riferimento al contesto attuale del Venezuela, caratterizzato dalla cattura del presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, che ha portato alla giuramentazione di Rodríguez come presidente interinale.

Dalla sua nuova posizione, la dirigente chavista ha sottolineato che la risposta a qualsiasi aggressione esterna sarà esclusivamente diplomatica.

In parallelo, il governo interino venezuelano, che Trump considera sotto tutela statunitense, ha adottato misure di apertura economica significative: ha inviato milioni di barili di petrolio negli Stati Uniti per la commercializzazione e ha incentivato l'investimento estero nel settore petrolifero, il tutto con un impulso diretto dall'amministrazione repubblicana.

Inoltre, Washington ha mantenuto un atteggiamento scettico nei confronti di altre figure dell'opposizione venezuelana, come María Corina Machado, alla quale ha fatto notare di non avere un sufficiente supporto interno, nonostante la stessa Machado abbia regalato a Trump, durante la sua recente visita alla Casa Bianca, la medaglia del Premio Nobel per la Pace.

Conclusione: tra il desiderio di cambiamento interno e la pressione internazionale

Le dichiarazioni di José Daniel Ferrer rivelano una tensione costante nel discorso dell'opposizione cubana: da un lato, l'aspirazione a una trasformazione democratica promossa dall'interno; dall'altro, l'accettazione strategica dell'ingerenza internazionale come possibile catalizzatore del cambiamento.

Accostando la situazione cubana a quella venezuelana e indicando una possibile “formula” di pressione da Washington, Ferrer colloca il futuro politico di Cuba in uno scenario internazionale complesso, dove gli equilibri geopolitici, le decisioni delle potenze straniere e l’azione dei cittadini potrebbero intrecciarsi per definire il destino del paese.

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