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Una giudice federale degli Stati Uniti ha sostenuto questo domenica la politica del Governo di Donald Trump che limita le visite dei congressisti ai centri di detenzione per migranti, in mezzo a crescenti tensioni tra la Casa Bianca e il Congresso per la gestione della crisi migratoria.
Secondo quanto riportato dall'agenzia EFE, la magistrata Jia Cobb, del Distretto di Columbia, ha concesso un'ordinanza che consente all'Esecutivo di mantenere la norma che richiede ai legislatori di avvisare con sette giorni di anticipo prima di visitare le strutture migratorie.
La disposizione è stata impugnata da un gruppo di congressisti dell'opposizione, ma la giudice ha ritenuto che le modifiche introdotte dal Governo costituiscano una nuova versione della misura, il che obbliga a presentare una nuova domanda specifica.
Cobb ha chiarito che la sua decisione non implica che la norma sia legale o corretta, ma che, per contestarla, i legislatori dovranno riformulare i loro argomenti e procedimenti davanti al tribunale.
L'ordinanza giudiziaria arriva dopo mesi di tensioni tra i membri del Congresso e l'amministrazione Trump riguardo all'accesso alle strutture del Servizio di Immigrazione e Controllo delle Dogane (ICE).
Alcuni episodi hanno incluso il rifiuto di visite programmate al confine di San Diego, nel centro di Broadview (Illinois) e in un centro dell'ICE a Minneapolis, dove è stata parzialmente impedita l'entrata delle congressiste Ilhan Omar e Angie Craig.
Il Governo sostiene che la misura mira a rispettare nuove norme interne di sicurezza e organizzazione, affermando che le visite senza preavviso possono mettere a rischio sia il personale che i detenuti.
Attualmente, gli arresti di migranti negli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record. Secondo dati filtrati alla rete CBS News, più di 73.000 persone rimangono in custodia, il numero più alto dalla creazione del Dipartimento della Sicurezza Nazionale nel 2001.
L'anno scorso è stato inoltre il più mortale in due decenni per le persone sotto custodia dell'ICE, con oltre 30 decessi, un dato che ha intensificato il dibattito sulle condizioni nei centri e sul controllo legislativo su di essi.
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