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Una sondaggio di The Economist e della società Premise, condotto tra il 9 e il 13 gennaio 2026, rivela che una schiacciante maggioranza dei venezuelani sostiene la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi e chiede l'immediata convocazione di elezioni presidenziali.
secondo lo studio, l'80% degli intervistati all'interno del Venezuela supporta l'operazione che ha portato alla caduta del dittatore, mentre solo un 13% si oppone.
Più della metà dei partecipanti afferma inoltre che la propria opinione sugli Stati Uniti è migliorata dopo l'intervento, interpretato da molti come la fine di una fase di repressione e collasso economico.
Il sondaggio, basato su 600 interviste condotte tramite un'applicazione mobile e ponderate per età e sesso, evidenzia un cambiamento nell'umore nazionale.
Quattro venezuelani su cinque credono che la situazione politica del paese migliorerà nel prossimo anno, e una proporzione simile è fiduciosa che anche la loro economia familiare migliori.
La richiesta di democrazia è massiccia: due terzi degli intervistati ritengono che debba svolgersi una nuova elezione presidenziale, e di questi, il 91% crede che le elezioni debbano avvenire entro meno di un anno.
La maggioranza, il 68%, chiede che il voto si svolga entro un massimo di sei mesi, mentre il 20% suggerisce di aspettare tra sei e dodici mesi.
Solo una minoranza, inferiore al 10%, propone di posticiparle oltre i diciotto mesi.
I venezuelani hanno anche espresso la loro posizione riguardo alla presenza statunitense nel paese. Quasi la metà si è mostrata favorevole a qualche tipo di governance o tutela degli Stati Uniti durante il processo di transizione, rispetto a solo un 18% che ha espresso il proprio disaccordo.
Sul futuro del petrolio, la società venezuelana appare divisa: il 32% ritiene che l'industria debba rimanere sotto il controllo del governo nazionale, il 27% preferisce che passi in mani private e il 25% sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero assumere temporaneamente la sua gestione.
Sul piano politico, il sondaggio conferma il leadership dell'opposizione. María Corina Machado guida l'intenzione di voto con circa il 45%, seguita da Edmundo González con un 15%.
Delcy Rodríguez, presidente interinale dopo la caduta di Maduro, ottiene appena il 10% di supporto, mentre Henrique Capriles si attesta intorno al 5% e il resto dei candidati si riunisce nella categoria "altri", con circa il 25%.
Lo studio ha anche misurato l'immagine delle principali figure politiche, e i risultati sono rivelatori.
Donald Trump, promotore dell'operazione che ha rovesciato Maduro, è il politico con la migliore valutazione tra i venezuelani: circa il 55% ha un'opinione favorevole nei suoi confronti. Il segretario di Stato, Marco Rubio, lo segue con quasi il 50% di sostegno.
In contrasto, i dirigenti chavisti registrano livelli di approvazione molto bassi: Delcy Rodríguez raggiunge a malapena il 13%, mentre Diosdado Cabello e il generale Vladimir Padrino López rimangono in un'unica cifra.
The Economist interpreta i risultati come un segnale di ottimismo dopo anni di disperazione.
La cattura di Maduro, segnala la pubblicazione, è stata vista dalla maggior parte dei venezuelani come una liberazione più che come un'intervento straniero.
Tuttavia, avverte che la sfida per l'amministrazione Trump sarà quella di rispondere alla domanda di una transizione democratica reale e rapida, poiché l'entusiasmo potrebbe trasformarsi in frustrazione se le elezioni venissero rinviate o se Washington venisse percepito come una potenza occupante.
Eppure, il sondaggio chiarisce un fatto: il Venezuela, dopo più di un decennio di autoritarismo, fame ed esodo di massa, desidera recuperare la democrazia il prima possibile.
E questa volta, un'ampia maggioranza del paese sembra disposta a pretenderlo.
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