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La decisione di destinare fondi europei alla digitalizzazione dello Stato cubano ha scatenato una forte polemica politica in Europa dell'Est. In Estonia, il dibattito è arrivato questa settimana al Parlamento e al Governo, dopo che è emerso un piano finanziato dall'Unione Europea per investire 441.000 euro in attrezzature digitali destinate a Cuba, un paese governato da un regime comunista accusato di violazioni sistematiche dei diritti umani.
Secondo quanto riportato da ERR News, il progetto, sostenuto dall'Accademia di Governo Elettronico dell'Estonia, ha suscitato un acceso dibattito nella Commissione degli Affari Esteri del Riigikogu, dove diversi legislatori hanno messo in discussione se questo tipo di sostegno avvantaggi realmente il popolo cubano o, al contrario, rafforzi l'apparato statale del regime.
Il deputato Marko Mihkelson, presidente di quel comitato e membro del Partito Riformista, è stato uno dei più critici. A giudizio del parlamentare, risulta inaccettabile rifugiarsi in decisioni prese nel 2016, quando l'Unione Europea adottò la sua attuale politica verso Cuba, senza tenere conto del cambiamento radicale del contesto internazionale dopo l'invasione russa in Ucraina.
Mihkelson ha sottolineato che L'Avana ha sostenuto attivamente Mosca e ha persino paragonato il regime cubano ad altri alleati autoritari della Russia come la Corea del Nord o l'Iran.
“L'impatto che si intende raggiungere con questo progetto non avvantaggerebbe il popolo cubano, ma il regime”, ha affermato il deputato, esprimendo al contempo dubbi sul fatto che la digitalizzazione dello Stato contribuisca ad aprire la società o a migliorare l'accesso reale dei cittadini ai servizi pubblici.
La controversia è ulteriormente aumentata quando il ministro degli Affari Esteri dell'Estonia, Margus Tsahkna, ha annunciato che il suo paese chiederà formalmente all'Unione Europea di rivedere la propria politica nei confronti di Cuba e di aumentare la pressione sul governo di L'Avana.
Secondo ERR News, il cancelliere ha ricordato che l'Estonia ha già modificato la sua posizione alle Nazioni Unite, smettendo di sostenere le risoluzioni che chiedevano la revoca dell'embargo, citando come motivi la repressione dopo le proteste dell'11 luglio 2021 e le restrizioni alla libertà di espressione e di riunione.
Tsahkna ha anche sottolineato che il regime cubano ha intensificato la sua cooperazione con Russia e Bielorussia, anche in materia di difesa, un elemento che, a suo avviso, dovrebbe avere un peso maggiore nelle decisioni di Bruxelles. Il ministro ha anticipato che porterà l'argomento alla riunione dei ministri degli esteri dell'UE prevista per la fine di gennaio.
Il retroterra di questa discussione converte direttamente con la Spagna, uno dei principali promotori del progetto “Cuba Digital”. Il governo spagnolo destina 2,3 milioni di euro a questa iniziativa finanziata dall'UE, volta a creare un nuovo centro di dati e modernizzare l'infrastruttura tecnologica dello Stato cubano.
Da La Habana, il discorso ufficiale presenta la digitalizzazione come un beneficio per i cittadini, ma i critici dentro e fuori dall'Europa avvertono del rischio di rafforzare i meccanismi di controllo e sorveglianza del regime.
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