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Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero finanziare la ricostruzione dell'industria petrolifera venezuelana, una delle più colpite dopo anni di collasso economico, sanzioni e cattiva gestione, come parte della sua strategia per intervenire nel futuro del paese sudamericano dopo la cattura di Nicolás Maduro.
In un'intervista con NBC News, il presidente statunitense ha affermato che Washington potrebbe sovvenzionare uno sforzo guidato da compagnie petrolifere per riabilitare l'infrastruttura energetica del Venezuela, un processo che, secondo quanto dichiarato, potrebbe richiedere meno di 18 mesi, anche se ha avvertito che comporterebbe un costo enorme.
Trump ha spiegato che saranno le stesse compagnie petrolifere a sostenere inizialmente i costi per avviare la ricostruzione, con l'aspettativa di ricevere successivamente un rimborso da parte del governo statunitense o attraverso i ricavi generati dall'operazione. “Costerà moltissimo denaro”, ha riconosciuto, riferendosi a un sistema energetico che ha descritto come profondamente deteriorato.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di alta incertezza politica in Venezuela, a pochi giorni di distanza dalla cattura di Maduro a Caracas da parte delle forze statunitensi e dall'inaugurazione di Delcy Rodríguez come sua successore. Trump ha chiarito che qualsiasi piano di ricostruzione sarebbe sotto la supervisione diretta degli Stati Uniti e condizionato alla cooperazione del nuovo leadership venezuelano.
Il mandatario ha insistito sul fatto che il suo paese non è in guerra con il Venezuela, ma contro il narcotraffico e le reti criminali che, secondo lui, hanno utilizzato il paese come piattaforma. Sulla base di questo argomento, ha giustificato sia l'operazione contro Maduro sia la possibilità di un coinvolgimento economico profondo in settori strategici come il petrolio.
Sebbene Trump non abbia specificato quali aziende parteciperanno al progetto né sotto quale quadro legale sarà effettuato l'investimento, la sua proposta rafforza l'idea di un Venezuela gestita sotto tutela esterna, dove le decisioni chiave sui risorse naturali sarebbero allineate con gli interessi energetici e di sicurezza degli Stati Uniti.
L'iniziativa solleva anche interrogativi sul reale impatto per la popolazione venezuelana, che ha sofferto per anni a causa del calo della produzione petrolifera, dei blackout costanti e del deterioramento dei servizi di base, mentre le grandi decisioni sul futuro del paese sembrano definire al di fuori delle sue frontiere.
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