Le ripetute scene di Nicolás Maduro mentre balla in televisione statale, in mezzo all'escalation con gli Stati Uniti, sono state il detonatore finale che ha portato il presidente Donald Trump a ordinare l'operazione militare che è culminata con la sua cattura a Caracas.
Secondo le rivelazioni del quotidiano The New York Times, il comportamento pubblico di Maduro nelle settimane precedenti al suo arresto, contraddistinto da balli, gesti di spensieratezza e messaggi provocatori, ha convinto l'entourage di Trump che il presidente venezuelano stava deridendo gli avvertimenti di Washington e mettendo alla prova la sua determinazione.
Il quotidiano statunitense ha citato due persone vicine alle discussioni interne della Casa Bianca, che hanno affermato che le costanti apparizioni del leader chavista mentre balla in televisione statale sono state percepite come una provocazione diretta.
In uno di quegli episodi, Maduro ha reagito a un attacco statunitense contro un molo indicato da Washington come collegato al narcotraffico ballando al ritmo di musica elettronica, mentre una registrazione ripeteva in inglese la frase "No crazy war".
Secondo queste fonti, quel gesto è stato interpretato come il tentativo di Maduro di verificare se Trump stesse esagerando con le sue minacce.
La reazione è stata opposta: il team presidenziale ha ritenuto di aver superato un limite e che la mancanza di risposta avrebbe danneggiato la credibilità degli Stati Uniti.
Il corrispondente di The New York Times, Anatoly Kurmanaev, ha confermato sul suo account di X che “la danza costante di Maduro è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, e ha sottolineato che, una volta presa la decisione, la Casa Bianca ha iniziato a profilare la vicepresidente Delcy Rodríguez come una figura “accettabile” per guidare una transizione controllata, mentre María Corina Machado non è mai stata considerata la principale opzione.
La rivelazione si aggiunge ad altre informazioni pubblicate dal quotidiano newyorkese riguardo al contesto politico dell'operazione militare, che ha incluso bombardamenti selettivi e il trasferimento di Maduro e sua moglie, Cilia Flores, negli Stati Uniti, in un contesto di forti tensioni diplomatiche e denunce di violazione della sovranità venezuelana.
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