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Il presidente americano Donald Trump ha riacceso il dibattito migratorio dopo aver condiviso sul suo social network Truth Social una tabella con i dati riguardanti la percentuale di famiglie immigrate che ricevono qualche forma di assistenza sociale negli Stati Uniti.
Tra i paesi menzionati, Cuba riappare nella lista, un dettaglio che non passa inosservato a una comunità segnata dall'esilio, dalla migrazione forzata e dall'incertezza.
La tabella, intitolata Percentuali di Beneficiari di Assistenza Sociale Immigrati per Paese di Origine, mostra la percentuale di famiglie immigrate che ricevono assistenza pubblica in base al loro paese di origine.
Nel caso cubano, la cifra si aggira intorno al 49%, un dato che Trump presenta senza ulteriori spiegazioni, ma che rafforza l'idea che l'immigrazione rappresenti un onere per il sistema sociale statunitense.
Tuttavia, il contesto dietro quei numeri è molto più complesso di quanto suggerisca la pubblicazione.
Il dato non si riferisce a persone individuali, ma a famiglie, il che significa che è sufficiente che uno dei loro membri riceva aiuto, ad esempio, un figlio nato negli Stati Uniti, affinché l'intero nucleo familiare venga classificato come ricevente assistenza.
In molti casi, gli adulti immigrati lavorano, pagano tasse eppure figurano in queste statistiche.
Inoltre, il concetto di "aiuto sociale" include programmi come Medicaid, buoni alimentari o assistenza per l'abitazione, benefici ai quali accedono principalmente famiglie in situazione di vulnerabilità.
Nel caso di paesi come Cuba, Venezuela, Haiti o Afghanistan, gran parte dei migranti arriva negli Stati Uniti tramite forme legali di protezione umanitaria, come l'asilo, il parole o il TPS, dopo essere fuggiti da crisi politiche, economiche o repressive.
Per la comunità cubana, queste cifre non riflettono storie di dipendenza, ma percorsi di rottura, con famiglie che arrivano con ciò che hanno addosso, dopo aver venduto tutto, attraversato giungle, confini e pericoli, e che necessitano di un supporto iniziale mentre cercano di ricostruire le loro vite. Molti di loro riescono a inserirsi nel mercato del lavoro in pochi anni, anche se questa evoluzione non è riportata nella tabella diffusa da Trump.
Il presidente non menziona nemmeno che ampi settori della popolazione nata negli Stati Uniti ricevono gli stessi benefici sociali, né che numerosi studi hanno dimostrato che, a lungo termine, gli immigrati contribuiscono in modo maggiore in tasse rispetto a quanto ricevono in aiuti pubblici.
Riducendo un fenomeno umano e complesso a una semplice lista di percentuali, Trump riporta l'attenzione sui numeri e non sulle persone.
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