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El gioco degli scacchi cubano ha dato l'addio ad Alberto Felipe Codina Carril, conosciuto popolarmente come “El Codi” o “El Olímpico”, deceduto a 77 anni.
La notizia è stata confermata questo venerdì in pubblicazioni di conoscenti e messaggi di figure dello sport che hanno espresso il loro cordoglio per la sua morte e lo hanno ricordato come uno dei personaggi più carismatici e disponibili dell'ambiente scacchistico nazionale.
Nei messaggi diffusi, precisano che il giocatore di scacchi era ricoverato e in gravi condizioni.
Codina è descritto come una “figura pittoresca” e affettuosa, “sempre in cerca di grandi momenti”, con un numero insolito di aneddoti che lo hanno reso leggendario nel suo circolo.
V diverse testimonianze concordano sul fatto che dove si trovava “c'era gioia”, e sottolineano il suo carattere amichevole, leale e la sua disponibilità a “risolvere ciò che nessun altro poteva”, specialmente quando si trattava di aiutare gli amici.
Uno dei ricordi citati fa riferimento alla reinaugurazione del Club Capablanca da parte di Anatoli Karpov, occasione in cui Codina portò parte della sua collezione di partite e le mostrò all'ex campione del mondo, spiegandole personalmente.
Codina è stato campione panamericano di Ajedrez. Una foto sua condivisa sui social insieme al grande maestro Leinier Domínguez mostra i suoi legami con figure degli scacchi cubani.
Sebbene il soprannome di "El Olímpico" si sia diffuso nonostante "non fosse mai andato a nessuna Olimpiade", i messaggi lo descrivono come qualcuno di indimenticabile per generazioni di giocatori e tifosi.
Nelle condoglianze, gli viene attribuita anche la frase che lo ha "immortalato" nell'ambiente: “Coge tú jaque a peso”.
Tra le reazioni, il grande maestro cubano Lázaro Bruzón ha lamentato la notizia e lo ha definito come una delle persone migliori che ha conosciuto nel mondo degli scacchi: “un tipo super disponibile, un grande amico”.
Altri commenti hanno ricordato le sue visite e la sua vasta collezione di materiali, inclusa una biblioteca di scacchi con libri, giochi e documenti, e lo hanno evocato come un “personaggio” pieno di storie.
Oltre alla sua popolarità nel circuito, ha lavorato come allenatore e ha svolto un lavoro costante nel municipio di Cerro e nella pianificazione di eventi per il perfomance competitivo.
Codina fu figlio di una delle vittime dell'esplosione del vapore La Coubre e ha raccontato che è rimasto orfano all'età di 11 anni. Suo padre era Manuel Francisco Codina Hernández, operaio portuale.
Mensaggi di addio hanno sottolineato l'impatto umano della sua perdita: “Gli scacchi perdono una grande persona”, “sempre sorridente”, “con lui la risata era garantita”.
Per chi lo ha conosciuto, la sua figura rimarrà associata alla solidarietà quotidiana, all'entusiasmo per il gioco e a un carisma che, secondo i suoi amici, ha trasceso le generazioni.
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