L'esigenza di un profondo cambiamento politico si fa sentire con forza tra i cubani in questo fine anno, in un contesto caratterizzato da una cronica scarsità, dalla mancanza di riforme strutturali e dal deterioramento accelerato delle condizioni di vita nell'Isola.
“Se mi chiedessero un desiderio, chiederei solo un cambio di governo”, riassume una delle voci raccolte in un reportage della giornalista Yaima Pardo per Martí Noticias.
Le opinioni convergono su uno stesso diagnostico: la crisi non è più congiunturale, ma strutturale.
“O non rimane nessuno nel paese, oppure finiamo in prigione o morti,” avverte un altro intervistato, riferendosi all'esodo massiccio e al crescente malcontento sociale.
Tra i testimoni, diversi cittadini rifiutano l'emigrazione come unica soluzione e chiedono cambiamenti dall'interno.
“Cambio totale, politico ed economico. Non me ne andrò; che se ne vadano loro, perché sono nato qui e non me ne vado da qui,” ha affermato un intervistato.
Altri esprimono apertamente la loro disperazione: “Sono pazza perché questo crolli, perché questo è ciò che ci ha ridotto così”, ha detto un'altra intervistata, riferendosi direttamente all'attuale sistema di governo.
La mancanza di cibo, medicine ed elettricità appare in modo ricorrente nei testimoni. “Se continuiamo così rimarremo senza gente o finirà che saremo tutti in prigione. In questo paese tutto è senza: senza medicine, senza elettricità, senza niente”, ha raccontato una cubana.
C'è anche preoccupazione per l'impatto umano della crisi sanitaria ed economica. “Che le cose cambino, che l'economia del paese migliori, perché le persone stanno morendo a causa delle malattie, senza risorse, senza nulla,” ha lamentato un'altra voce interpellata.
Le dichiarazioni raccolte da Martí Noticias evidenziano una crescente richiesta di libertà e cambiamento totale, che va oltre i semplici aggiustamenti economici e punta direttamente alla permanenza dell'attuale potere politico.
"Spero in un cambiamento, ma non con questa gente al potere," concluse uno dei intervistati, sintetizzando una percezione sempre più diffusa all'interno della società cubana, in vista di un 2026 che molti considerano decisivo per il futuro del paese.
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