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La tragedia della giovane cubana Elianis Betsalie Martínez, conosciuta tra i suoi cari come Karen o “La China”, continua a suscitare commozione sia in Messico che a Cuba.
A quasi due settimane dall'attacco armato al bar Lacoss a Puebla, dove lavorava, nuove informazioni confermano la sua identificazione ufficiale, le pratiche per la ripatriation dei suoi resti e dettagli sulla sua vita e sul suo contesto familiare, segnati dalla precarietà economica.
L'identificazione ufficiale del corpo di Elianis, di soli 20 anni, è stata effettuata in modo remoto, una procedura poco comune facilitata dalla Procuraduría General del Estado (FGE) di Puebla, dato che i suoi familiari risiedono al di fuori del Messico.
Secondo quanto riportato dal medio Imagen Poblana, le autorità hanno utilizzato una videochiamata tramite Zoom per effettuare l'atto ministeriale.
La vittima è stata riconosciuta da sua zia Sarahí González, residente in Spagna, che ha partecipato alla procedura insieme al nonno di Elianis.
Entrambi hanno risposto a un questionario AM (Ante Mortem) in cui sono stati raccolti dati fisici, segni particolari e anamnesi odontologica.
Successivamente, un gruppo di esperti in medicina legale, antropologia forense, odontologia forense e lofoscopia ha effettuato l'analisi post mortem.
La compatibilità tra le informazioni ha permesso di emettere un parere ufficiale di identificazione umana.
La Procura ha affermato che questo processo si è svolto "garantendo in ogni momento la trasparenza e la diligenza nello sviluppo delle azioni ministeriali", ribadendo al contempo il suo impegno a fornire supporto alla famiglia.
La ripatrizione e un lutto segnato dalla distanza
Una volta confermata l'identità di Elianis, sua zia - che aveva già preso in carico l'identificazione data l'impossibilità per la madre di viaggiare in Messico - avvierà le pratiche per l'incenerimento del corpo e il trasferimento delle ceneri a Banes, nella provincia cubana di Holguín, luogo natale della giovane.
La ripatrizione è stata richiesta direttamente dalla madre, Sailianisbel González, che vive in una comunità rurale di difficile accesso e priva delle risorse economiche per viaggiare.
Secondo quanto riportato da La Jornada de Oriente, la madre ha spiegato che il segnale telefonico e internet nella sua zona sono molto limitati, rendendo difficili anche le prime comunicazioni.
In un'intervista radiofonica con il programma A Tiempo Noticias, ha respinto le voci che suggerivano che sua figlia fosse vittima di tratta di persone e ha chiarito che Elianis era emigrata in Messico "in cerca di migliori opportunità economiche".
La madre ha anche rivelato che sua figlia non stava lavorando la mattina del 18 novembre, quando è avvenuto l'attacco, ma era andata al bar per fare compagnia ad amici.
Un crimine atroce: "Per non pagare"
I fatti sono avvenuti poco dopo le 3:30 del mattino al bar Lacoss, situato sull'avenida Nacional di Puebla.
Sei uomini in motocicletta sono irrompenti nel locale; cinque di essi sono entrati e, dopo aver minacciato con armi da fuoco le 14 persone presenti, hanno spruzzato il locale con benzina e lo hanno incendiato.
Hanno anche incendiato un veicolo parcheggiato davanti, presumibilmente di proprietà del dirigente.
I aggressori hanno avvertito prima di ritirarsi: “Questo è ciò che succede per non pagare”, il che fa pensare a un possibile caso di estorsione o “cobro di piso”.
Il sinistro è durato tra i 15 e i 20 minuti. Elianis è morta intossicata dal monossido di carbonio, insieme ad altre tre persone.
Una quinta vittima è deceduta all'estero mentre riceveva cure mediche, e una sesta ha perso la vita il giorno successivo in ospedale.
Tra i deceduti c'erano un DJ, diversi camerieri e la giovane cubana.
La Procura statale ha già identificato un possibile autore materiale e intellettuale dell'attacco, basandosi sulle testimonianze dei sopravvissuti, e si prevede che venga emesso un ordine di cattura nei prossimi giorni.
Il contesto di violenza e i precedenti del bar Lacoss
Questo attacco ha riacceso le preoccupazioni sulla crescente violenza in Messico, specialmente nei centri di svago notturno legati a reti di estorsione e crimine organizzato.
Nonostante il Comune di Puebla abbia confermato che il bar Lacoss aveva i permessi per operare legalmente, nel 2023 la FGE ha salvato dal luogo una minorenne presumibilmente sfruttata, il che potrebbe suggerire illeciti pregressi o situazioni di rischio per le lavoratrici.
L'altra faccia di Elianis: Madre, figlia e sostegno familiare
La storia di Elianis è stata anche un riflesso delle molte donne migranti che, spinte dalla povertà, affrontano la vita in contesti vulnerabili.
Secondo informazioni raccolte da La Jornada de Oriente, la giovane destinava buona parte dei suoi guadagni come ballerina in diversi locali notturni all'invio di rimesse a sua madre e a suo figlio di due anni, Cristopher.
Le trasferenze mensili variavano tra i 2.000 e i 5.000 pesos messicani, ovvero tra i 108 e i 272 dollari.
Sebbene sui social media il suo profilo mostrasse una vita con "luxury", la Procura ha confermato che molti degli oggetti presenti nelle sue foto appartenevano a persone con cui si relazionava, smentendo l'idea di una vita comoda o superficiale.
Il caso di Elianis Martínez ha lasciato molte ferite aperte. Per la sua famiglia, la tragedia è stata vissuta da lontano, con l'angustia di non poter essere presenti fisicamente.
Per la comunità migrante cubana, rappresenta un altro capitolo doloroso di giovani che lasciano il paese in cerca di un futuro migliore e si ritrovano intrappolati in dinamiche violente.
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