OCDH risponde alla relatrice dell'ONU: “La miseria di Cuba è colpa del comunismo, non delle sanzioni estere.”



L'OCDH contraddice la relatrice dell'ONU, sottolineando che la crisi a Cuba è il risultato del comunismo e non dell'embargo statunitense. I dati dell'OCDH mostrano che il 92% disapprova il governo cubano.

Alena Douhan è un'immagine di riferimento creata con Intelligenza ArtificialeFoto © ohchr.org - CiberCuba / ChatGPT

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Il Observatorio Cubano de Derechos Humanos (OCDH) ha risposto questo martedì alla relatrice speciale delle Nazioni Unite, Alena Douhan, affermando che la profonda crisi che vive Cuba è una conseguenza diretta del fallimento del sistema politico ed economico comunista, e non delle sanzioni degli Stati Uniti.

La dichiarazione arriva dopo la visita di 10 giorni della funzionaria sull'isola, durante la quale ha esortato pubblicamente Washington a sollevare l'embargo. 

“Solo il 3% colpevolizza l'embargo; il 92% disapprova il governo.”

In una lettera inviata a Douhan, l'OCDH sottolinea dati significativi dell'8º Studio sullo Stato dei Diritti Sociali a Cuba, pubblicato a settembre: “Solo il 3% dei cubani attribuisce i propri problemi all'embargo”

Asimismo, si è evidenziato che la disapprovazione della gestione economica e sociale del governo si attesta al 92%, mentre la povertà estrema nell'isola raggiunge l'89%.

Il organismo ricorda che questi numeri riflettono il sentiment della popolazione, non di attori esterni.

“Il governo costruisce hotel, non ospedali.”

Nella sua lettera, l'OCDH mette in discussione la narrativa ufficiale riguardo all'embargo: “Perché l'embargo non influisce sulla costruzione di hotel a cinque stelle, ma sì — secondo il governo — sull'acquisto di cibo e materiale medico?”

L'organizzazione denuncia che il sistema sanitario cubano sta affrontando un collasso non a causa delle sanzioni, ma perché lo Stato prioritizza l'attrazione di valute estere e la propaganda internazionale.

Esempi di ciò: il redditizio settore dell'esportazione di servizi medici, contrassegnato da violazioni dei diritti dei lavoratori e dalla diminuzione della disponibilità di professionisti a Cuba, e l'approccio di BioCubaFarma all'esportazione di farmaci, mentre scarseggiano i prodotti di prima necessità sull'isola.

Il governo impedisce l'accesso ad altri relatori dell'ONU

L'OCDH ha anche ricordato a Douhan che il regime cubano impedisce ripetutamente l'accesso ai relatori collegati a: libertà di espressione, detenzioni arbitrarie, esecuzioni extragiudiziali, scomparse e difensori dei diritti umani.

L'organizzazione ha esortato affinché il rapporto che Douhan presenterà nel settembre 2026 di fronte al Consiglio dei Diritti Umani includa opinioni di attori democratici, sia all'interno che all'esterno di Cuba, e non solo criteri del governo.

Douhan chiede di sollevare l'embargo: “Ha gravi conseguenze umanitarie”

Antes di conoscere la risposta dell'OCDH, la relatrice speciale ha rilasciato dichiarazioni a L'Avana chiedendo agli Stati Uniti di sollevare l'embargo. Secondo l'agenzia AFP, Douhan ha affermato: “Chiedo agli Stati Uniti di sollevare tutte le misure coercitive unilaterali verso Cuba… provocano gravi conseguenze per i diritti alla vita, all'alimentazione, alla salute e allo sviluppo”.

La funzionaria ha dichiarato che l'embargo è la politica di sanzioni unilaterali “più prolungata della storia”.

La sua visita si è svolta senza "alcun ostacolo", incontrando autorità, aziende, religiosi, diplomatici e membri della società civile.

L'embargo è stato inasprito soprattutto dal presidente Donald Trump e rafforzato nuovamente dopo il suo ritorno alla Casa Bianca in gennaio, il che ha aumentato la pressione sull'economia cubana.

Un dibattito che torna al centro della crisi nazionale

L'OCDH insiste nel dire che la miseria attuale —la peggiore degli ultimi 30 anni— è conseguenza di un sistema inefficiente, monopolistico e privo di libertà, mentre il governo cubano mantiene la propria posizione secondo cui le sanzioni esterne sono il principale ostacolo.

Il rapporto di Douhan sarà presentato a settembre al Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU, ma la risposta dell'OCDH anticipa una forte disputa narrativa sull'origine della catastrofe sociale che vive l'isola.

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