Cuba, peggiore di Haiti nella proiezione delle esportazioni secondo la CEPAL

L'economista cubano Pedro Monreal ha avvertito che i risultati collocano l'isola al di sotto di Haiti per quanto riguarda le performance delle esportazioni.

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Cuba figura tra i tre paesi dell'America Latina e dei Caraibi senza crescita nel valore delle esportazioni di beni per il 2025, secondo l'ultimo rapporto della Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi (CEPAL)

L'economista cubano Pedro Monreal ha avvertito sul suo profilo di X (precedentemente Twitter) che i risultati del documento, intitolato “Prospettive del Commercio Internazionale dell'America Latina e dei Caraibi 2025”, pongono l'isola sotto Haiti per quanto riguarda le performance delle esportazioni, sebbene leggermente meglio rispetto a quella del Venezuela, dimostrando il deterioramento strutturale dell'economia cubana sotto il regime di Miguel Díaz-Canel.

“Cuba es uno de los tres países sin crecimiento en el valor de las exportaciones proyectadas de bienes, peor que Haití aunque mejor que Venezuela”, escribió Monreal al comentar los resultados del informe de la CEPAL.

Secondo l'economista, la riduzione del valore stimato delle esportazioni cubane per quest'anno si spiega con la pessima campagna di raccolta dello zucchero e il calo dei prezzi internazionali del nichel, due dei settori più importanti —e allo stesso tempo più colpiti— del settore produttivo nazionale.

Monreal ha osservato, inoltre, che i dati del primo semestre del 2025 riflettono una cala simultanea delle esportazioni e delle importazioni, il che aggrava la già critica situazione economica del paese.

“Considerando l'alta dipendenza dalle importazioni di Cuba, la contrazione delle importazioni deve aver avuto un impatto negativo sulla crescita economica,” ha avvertito.

Il rapporto della CEPAL conferma anche l'aumento del deficit commerciale nella bilancia delle merci cubana, mentre il governo non ha riportato le sue cifre relative al commercio di servizi, uno dei pochi settori in cui l'isola genera ancora entrate, principalmente grazie all'invio di medici in altri paesi.

Analisti consultati segnalano che i cattivi risultati di Cuba nel rapporto riflettono la mancanza di riforme economiche reali, il collasso del settore produttivo statale e l'impatto della cattiva gestione del regime comunista, che continua a bloccare l'iniziativa privata e a restringere le importazioni indipendenti.

In contrasto, paesi come Repubblica Dominicana, Messico e Costa Rica hanno mostrato proiezioni positive di crescita delle esportazioni, trainate dal turismo, dalle manifatture e dall'integrazione commerciale con il Nord America.

La situazione economica di Cuba continua a essere una delle più gravi della regione, con un'inflazione fuori controllo, una carenza di cibo e energia, e una moneta nazionale praticamente priva di valore nel mercato informale, mentre il governo insiste nel dare la colpa all'embargo statunitense per una crisi generata dal suo stesso modello fallito.

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