"È ora di smettere di ingannare il popolo cubano": un economista risponde all'offensiva del regime contro El Toque

L'economista Mauricio de Miranda critica il governo cubano per incolpare il media El Toque della crisi economica. Denuncia decenni di politiche fallite e chiede soluzioni reali, non scuse.

Mauricio de Miranda e l'applicazione di El ToqueFoto © Collage/Redes Sociales

Video correlati:

En mezzo a una feroce campagna di discreditamento che il regime cubano ha lanciato questa settimana contro il mezzo indipendente El Toque, l'economista cubano Mauricio de Miranda Parrondo ha risposto con un messaggio devastante su Facebook, dove ha chiesto di “smettere di ingannare il popolo” e ha responsabilizzato direttamente il potere politico per il collasso economico che sta vivendo il paese.

La offensiva è iniziata dopo i servizi di Razones de Cuba e del portavoce ufficiale Humberto López, il quale ha accusato il mezzo di “terrorismo finanziario”, “traffico di divise”, “evasione fiscale” e di supposta manipolazione del tasso informale del dollaro per “deprimere i redditi della popolazione”.

Una narrativa replicata da ministri, dalla Banca Centrale, dal cancelliere Bruno Rodríguez e persino dal presidente Miguel Díaz-Canel, senza presentare prove verificabili.

Ma per De Miranda, quella strategia non è altro che un altro trucco per deviare responsabilità.

Captura di Facebook/Mauricio de Miranda Parrondo

Nel suo ampio articolo, l'economista ha smontato la tesi ufficiale secondo cui El Toque provoca la devalorizzazione del peso cubano, sottolineando che “nessuna pubblicazione può destabilizzare un'economia e tanto meno impoverire un paese. Non si crea una leggenda urbana”.

Secondo De Miranda, la povertà che soffoca i cubani ha cause molto più profonde e prolungate, come decenni di politiche economiche fallimentari, volontarismo politico, distruzione produttiva e l'incapacità cronica di coloro che controllano il potere.

A questo si aggiunge l'effetto delle sanzioni statunitensi, che riconosce come reali, ma dalle quali, afferma, il regime si nasconde per non assumersi la responsabilità di risolvere i problemi interni.

“È ora di smettere di cercare capri espiatori.”

L'economista ha dedicato buona parte del suo messaggio a una serie di domande che puntano direttamente alla cúpula governante: chi ha statalizzato tutto senza avere capacità produttiva? Chi ha smantellato i frutteti e distrutto il patrimonio zootecnico? Chi ha deciso di chiudere le centrali zuccheriere? Chi ha dollarizzato il consumo senza dollarizzare i redditi? Chi mantiene un conglomerato militare e finanziario al di fuori del controllo dei cittadini?

Captura di Facebook/Mauricio de Miranda Parrondo

La sua risposta è implicita ma inequivocabile: non sono state le piattaforme digitali né gli economisti indipendenti. È stato lo stesso Stato cubano.

“È ora di smettere di ingannare il popolo cubano. È ora di smettere di cercare ‘capri espiatori’ per nascondere la negligenza, l'incapacità e l'impreparazione di una burocrazia che si preoccupa solo della propria sopravvivenza.”

Uno dei momenti più incisivi del suo messaggio è stato rivolto alla Banca Centrale di Cuba, la cui direzione si è unita alle accuse contro El Toque, dicendo loro: “La Banca Centrale è l'autorità monetaria? Benissimo, adempiate al vostro dovere. Non dovrebbero emettere denaro senza garanzie in base alle richieste del governo”.

L'economista ha sottolineato che l'unico modo per evitare la dipendenza dal mercato informale, che il governo cerca di attribuire a El Toque, è creare un mercato valutario formale, legale e trasparente, non manipolato da burocrati “incompetenti”.

"Il paese ha bisogno di soluzioni, non di lamenti."

In un tono insolitamente emotivo, De Miranda ha riconosciuto di scrivere dall'indignazione: “Uno può uscire dai propri schemi… Habana Vieja con La Lenin può essere un mix molto forte”, ha detto riferendosi alla propria formazione.

E ha concluso con un avvertimento diretto a coloro che controllano il potere:

“Il paese ha bisogno di soluzioni, non di lamenti, non di incolpare gli altri… E se voi non siete capaci, andatevene. Lasciate che la società si autogestisca prima che sia troppo tardi.”

Captura di Facebook/Mauricio de Miranda Parrondo

Una campagna in mezzo al collasso

Le accuse contro El Toque arrivano in un momento critico, in cui all'inflazione schizzata, ai blackout, alla scarsità e a un peso nazionale crollato si è aggiunto il passaggio devastante dell'uragano Melissa nell'oriente del paese.

Tuttavia, invece di assumersi la responsabilità per la crisi, il regime ha cercato di indirizzare l'indignazione verso un mezzo che semplicemente pubblica il tasso del mercato informale, utilizzato quotidianamente da milioni di cubani per orientarsi nell'assenza di un riferimento ufficiale affidabile.

La risposta di De Miranda, ampiamente condivisa sui social media, espone un sentimento che è diventato comune tra i cubani dentro e fuori dall'isola, in cui ormai nessuno crede ai colpevoli importati, alle cospirazioni senza prove né alla propaganda che cerca di nascondere decenni di errori economici.

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.