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Una rete di lavoratori della Fábrica de Cemento di Santiago de Cuba è stata sorpresa mentre tentava di deviare materiali da costruzione verso la provincia di Holguín, presumibilmente per venderli nel mercato nero.
Il fatto è stato rivelato dal profilo ufficiale Héroes del Moncada, collegato al Ministero dell'Interno (MININT), che ha dichiarato su Facebook che i coinvolti agivano con la collaborazione di individui esterni all'ente.
Secondo la pubblicazione, il gruppo aveva organizzato il trasferimento del carico fuori dalla fabbrica con l'obiettivo di commercializzarlo in modo illecito.
Secondo il rapporto, la Polizia Nazionale Rivoluzionaria (PNR) e gli agenti del Dipartimento Tecnico di Investigazioni (DTI) stavano già seguendo le tracce dei responsabili e li hanno intercettati nelle vicinanze della località di La República, mentre si preparavano a prelevare le risorse con un camion.
I materiali sono stati requisiti e restituiti allo stabilimento, come indicato dal portavoce del regime.
Il caso si verifica in un contesto particolarmente critico per l'oriente cubano. Santiago di Cuba è una delle province più colpite dall'uragano Melissa, che ha lasciato migliaia di abitazioni crollate o senza tetti, oltre a gravi danni all'infrastruttura stradale.
Holguín, dove si intendeva trasferire il carico, è stata anch'essa colpita duramente dal fenomeno meteorologico.
Mentre il regime cerca di presentare l'operazione come una dimostrazione di "efficacia poliziesca", l'episodio mette in evidenza la corruzione strutturale, il disordine e il dirottamento delle risorse statali in un paese dove la scarsità di materiali fondamentali impedisce a migliaia di famiglie di ricostruire le proprie abitazioni distrutte da disastri naturali e dall'abbandono istituzionale.
Inoltre, il caso evidenzia un problema ancora più grave: il riesurgere del mercato informale di fronte all' incapacità del regime di rispondere efficacemente all'emergenza provocata dall'uragano, lasciando migliaia di famiglie abbandonate e senza risorse per ricostruire le proprie abitazioni.
Il recente tentativo di dirottare materiali dalla Fábrica de Cemento di Santiago de Cuba non è un fatto isolato. La crisi economica, la scarsità di approvvigionamenti e il indebolimento istituzionale hanno portato a una proliferazione di reti illegali che operano in diverse regioni del paese.
Un caso simile ha coinvolto una rete clandestina dedita al traffico di gas liquefatto, che operava con impunità in interi quartieri, colpendo la popolazione più vulnerabile e mettendo a nudo le falle nel controllo statale riguardo alle risorse basilari.
Nella parte orientale del paese, l'insicurezza nelle zone rurali è aumentata. Quattro matarifes sono stati arrestati dopo aver seminato il terrore tra i contadini e le famiglie umili, imponendo una sorta di legge parallela che approfitta del vuoto di autorità e dell'abbandono istituzionale.
L'uso della violenza e del ricatto per ottenere prodotti agricoli rafforza la percezione di impunità che alimenta queste pratiche.
È emerso anche come queste reti si estendano oltre l'ambito fisico. Una struttura criminale è stata smantellata per essere coinvolta nello sviamento di fondi tramite ricariche telefoniche, utilizzando identità false e connessioni interne in aziende statali.
Questo modello evidenzia la sistematicità con cui operano i reati economici a Cuba, spesso con la complicità di funzionari o lavoratori statali.
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