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Dopo il devastante passaggio dell' nell'oriente cubano, Miguel Díaz-Canel ha viaggiato giovedì a Holguín per valutare i danni e "promuovere la ripresa", come hanno riportato i media ufficiali.
La Presidenza di Cuba ha diffuso immagini del governante che visita l'Unità di Costruzioni Militari di Perdenales, dove si stanno trasformando container marittimi in abitazioni per i sinistrati.
Il progetto, presentato come un'"alternativa agile e confortevole", è stato pubblicizzato dal regime come una dimostrazione di creatività ed efficienza in mezzo alla crisi.
Tuttavia, questa presunta soluzione non sfugge al tono trionfalistico che il Governo utilizza per mascherare la precarietà generalizzata.
In un paese dove centinaia di famiglie non si sono ancora riprese dai danni degli uragani precedenti, la visita di Díaz-Canel avviene in mezzo a un'emergenza abitativa senza precedenti, aggravata dalla mancanza di materiali, dai salari bassi e dall'abbandono istituzionale.
Durante il suo percorso, il mandatario ha visitato anche l'Istituto Preuniversitario Vocacional di Scienze Esatte José Martí, attivato come centro di evacuazione per oltre 300 persone dei municipi di Cacocún e Urbano Noris.
Lì, secondo la nota ufficiale, si è informato sulle condizioni degli evacuati e ha ricevuto rapporti sulla "buona alimentazione" e sull'"assistenza sanitaria e psicologica" che ricevono. La Presidenza ha assicurato che "le famiglie hanno dichiarato di sentirsi protette".
Come di consueto in questo tipo di visite, il governante ha affermato di portarsi via "una buona impressione" del lavoro svolto.
Tuttavia, la scena accuratamente descritta dalla comunicazione ufficiale contrasta con la realtà denunciata dagli stessi holguineros: migliaia di persone colpite continuano a non ricevere aiuti dallo stato, senza cibo, senza tetto e senza speranza.
Le case container: una soluzione improvvisata per una crisi cronica
La conversione di container marittimi in abitazioni è diventata uno dei progetti più sostenuti dal regime cubano negli ultimi mesi.
Presentate come un'opzione "efficiente e sostenibile", queste strutture metalliche mirano ad alleviare il deficit abitativo che affligge il paese da decenni.
Tuttavia, più che un'innovazione architettonica, il progetto riflette la profonda incapacità dello Stato di sostenere un sistema di costruzione che è in rovina da anni.
A differenza di altri paesi dove le case container vengono costruite con isolamento termico, ventilazione adeguata, soffitti alti e materiali di protezione, le versioni cubane mancano di queste condizioni di base.
Le immagini diffuse dalla televisione nazionale mostrano contenitori impilati, senza isolamento visibile, privi di sistemi di climatizzazione e con semplici finestre a persiana in alluminio, insufficienti per il caldo estremo dell'oriente cubano.
Specialisti e cittadini avvertono che, lontano dall'offrire comfort, queste "abitazioni metalliche" potrebbero trasformarsi in trappole di calore durante il giorno e in spazi inabitabili durante i frequenti blackout notturni.
In sui social media, molti hanno ironizzato sul progetto, battezzando le nuove comunità come "le case a microonde".
Il ministero della Costruzione stesso ha riconosciuto che l'iniziativa è "una variante temporanea" per accelerare la consegna delle abitazioni.
Tuttavia, a Cuba il temporaneo tende a diventare permanente, e i colpiti temono di rimanere intrappolati in una soluzione improvvisata che non risolve il problema alla radice.
Un modello inadeguato per un paese in rovina
Nei paesi sviluppati, le case container possono rappresentare un'alternativa ecologica e funzionale grazie all'investimento privato e all'accesso a materiali specializzati.
In Cuba, invece, vengono attuate in un contesto di collasso economico, inflazione incontrollata e totale mancanza di risorse di base, il che rende impossibile replicare quegli standard.
Le immagini ufficiali mostrano strutture prive di basi termiche e senza rinforzi visibili, il che solleva dubbi sulla loro sicurezza di fronte a future tempeste o uragani.
Non ci sono informazioni sui sistemi elettrici né su quelli sanitari, in un paese dove le interruzioni di corrente sono costanti e il rifornimento d'acqua è irregolare.
Il discorso ufficiale insiste sul fatto che si tratta di una "risposta rapida" e di una "dimostrazione della capacità del paese di superare le difficoltà", ma la realtà è un'altra: Cuba continua a dipendere dal volontarismo politico e dalla propaganda per nascondere il collasso della sua infrastruttura e l'assenza di politiche reali per l'edilizia abitativa.
A Holguín, come in molte altre province, i dannificati dell'uragano Melissa non affrontano solo la perdita delle loro case, ma anche il peso di un sistema che non riesce - né sembra volerlo - garantire loro una vita dignitosa.
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