Díaz-Canel percorre Santiago e Guantánamo dopo il passaggio dell'uragano Melissa tra danni, promesse e propaganda

Díaz-Canel valuta i danni a Santiago e Guantánamo dopo l'uragano Melissa. Comunità isolate, coltivazioni distrutte e mancanza di servizi essenziali si contrappongono a promesse di recupero ufficiale.

Miguel Díaz-Canel a GuantánamoFoto © Facebook Periódico Venceremos

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Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha trascorso questa mattina a valutare i danni dell'uragano Melissa a Santiago di Cuba e si è diretto verso Guantánamo per proseguire la sua visita nell'est del paese, mentre persistono comunità isolate, abitazioni distrutte e gravi danni all'agricoltura.

El huracán Melissa ha lasciato al suo passaggio inondazioni, frane e danni severi a coltivazioni e infrastrutture. L'account ufficiale della Presidenza ha condiviso immagini di Díaz-Canel in dialogo con la segretaria del Partito Comunista, Beatriz Johnson Urrutia, che ha assicurato su Facebook che “Santiago di Cuba si rialza e inizia i lavori di recupero”.

Durante la giornata di giovedì, Díaz-Canel ha visitato San Luis, Guamá e Contramaestre, dove ha constatato la devastazione provocata dai venti e dalle piogge. In zone come Chivirico, sulla costa ovest della provincia, le abitazioni, i campi di banane e buona parte delle infrastrutture sono stati distrutti, anche se le autorità ripetono come un mantra: “Siamo vivi!”.

Il rapporto ufficiale stesso riconosce che diversi municipi sono ancora isolati dalle strade, in particolare Segundo Frente e Guamá, ai quali si può accedere solo via aerea.

Di fronte a questa situazione, il regime ha annunciato misure di emergenza, come l'attivazione di guaguas per coprire i tratti interrotti, la riparazione di ponti in cattivo stato e il mobilitazione di forze costruttive.

A Santiago di Cuba decine di comunità rimangono isolate, senza comunicazioni né servizi essenziali.

Guantánamo: più danni, meno risposte

In Guantánamo, il giornale ufficiale Venceremos ha riportato che Díaz-Canel è arrivato accompagnato dal membro del Buró Politico Roberto Morales Ojeda e da diversi ministri. Il gruppo ha visitato punti critici come la diga La Yaya, l'Impresa Valvo, il Ponte di Río Frío e le zone colpite a Yateras e Manuel Tames.

Le piogge di Melissa hanno portato il livello della diga La Yaya a 165 milioni di metri cubici, riversando acqua a un ritmo di 200 metri cubici al secondo, un fenomeno che non si verificava dal 2012. L'innalzamento ha provocato l'inondazione del ponte di Cabaña e il collasso della fibra ottica, lasciando gran parte della provincia senza comunicazioni.

Il regime assicura che la comunicazione è già stata parzialmente ripristinata e che si sta lavorando alla riparazione delle strade danneggiate, in particolare quella di Yateras, dove una frana tiene isolate diverse comunità.

In materia elettrica, è stato implementato un sistema isolato che fornisce energia all'ospedale provinciale e ad altri servizi essenziali, e si prevede di incorporare quattro parchi solari. Si segnalano inoltre numerose abitazioni danneggiate o crollate, per le quali il Governo prevede di utilizzare contenitori come soluzione temporanea.

Nel settore agricolo, i maggiori danni si concentrano nel caffè, nelle banane e nel mais.

Il primo segretario del Partito a Guantánamo, Yoel Pérez García, ha dichiarato che si “approfitterà delle acque per coltivare più riso” e che si “utilizzerà il legno degli alberi caduti”.

Díaz-Canel, da parte sua, ha chiesto di “impegnare i produttori” per aumentare la produzione di alimenti nel territorio.

La visita del mandatario nelle zone colpite combina immagini di prossimità e messaggi trionfalistici, mentre le vere necessità del popolo superano di gran lunga le promesse ufficiali.

Nell'oriente cubano, migliaia di famiglie continuano a vivere senza un tetto, senza energia e senza cibi basi, e la ripresa dipenderà —più che dal discorso del Partito— dalla solidarietà comunitaria e dall'impegno individuale degli stessi danneggiati.

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