Dopo essere stato chiamato ingrato, il medico cubano esiliato esplode: “Non mordo la mano che mi ha nutrito, ma quella che ha rubato.”

Lucio Enríquez Nodarse risponde al regime dopo essere stato definito ingrato: “Non sputo sul piatto che mi ha formato, sputo sulla mano che ha rubato la mia libertà, la mia voce e la dignità di migliaia di medici cubani”.


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Il medico cubano-spagnolo Lucio Enríquez Nodarse ha risposto con parole dure alla recente campagna di propaganda del regime che etichetta come “traditori” e “infedeli” i medici cubani che sono emigrati e denunciano le carenze del sistema sanitario.

In un post sul suo profilo di Facebook, Enríquez Nodarse, voce critica del regime, ha smontato il discorso ufficiale e, soprattutto, ha difeso il suo diritto di parlare liberamente, un diritto che molti medici sull'isola non possono permettersi poiché vengono zittiti, impediti a viaggiare, sorvegliati e minacciati per il loro pensiero differente.

Captura Facebook / Lucio Enríquez Nodarse

Il messaggio appare poche ore dopo che il canale ufficialista TV Santiago, replicando la narrativa del Sindacato della Salute Pubblica, ha pubblicato un testo intitolato “Non si sputa nel piatto che ti ha nutrito”, dove si accusa i medici emigrati di slealtà e mancanza di gratitudine nei confronti della medicina cubana.

La dichiarazione del dottor Enríquez Nodarse nasce come una risposta diretta a quell'attacco ed è diventata virale sui social per la sua chiarezza, forza e valore testimoniale.

“El MINSAP mi accusa di ‘sputare il piatto che mi ha formato’. No. Io non sputo il piatto… Sputo la mano sporca che l'ha servito”, ha scritto, lanciando un attacco diretto al regime e alla sua perversa macchina di dirigenti.

Nel suo messaggio, il medico sottolinea che la sua critica non è rivolta alla scuola di medicina né ai suoi professori, molti dei quali definisce “martiri silenziosi del sistema, mal pagati, sorvegliati e puniti per pensare diversamente”.

A loro, dice, riserva un rispetto eterno. La sua critica —e la sua denuncia— è contro la dittatura che ha sequestrato la medicina e ha trasformato i medici in strumenti di propaganda, oltre a schiavi che, con il loro lavoro all'estero, riempiono le casse del regime.

Il dottore mette in discussione il racconto ufficiale che presenta la formazione medica come un atto di dignità.

Segnala che molte università sono state ereditate dalla Repubblica, che ci sono stati docenti esiliati per essersi rifiutati di indottrinare, studenti minacciati per non aver partecipato alle manifestazioni e professionisti regolati per impedirne l'uscita dal paese.

Menziona anche le missioni mediche, dove lo Stato cubano trattiene l'80% dello stipendio e costringe i medici a fare politica, mentre li espone a condizioni precarie e zittisce le loro voci.

"Lo Stato cubano vende medici come merce. Li usa, li espone, li silenzia e, quando muoiono all'estero, le famiglie nemmeno sanno come e dove," ha denunciato.

E aggiunge, con crudezza: “Dovrebbero metterlo anche nella loro propaganda: ‘Salviamo vite... ma perdiamo anime’”.

Enríquez Nodarse smantella il concetto di "faro morale" di cui si vanta il regime.

Assicura che quella luce illumina solo i palazzi del potere, mentre lascia nell'ombra ospedali senza acqua, senza medicinali né beni di prima necessità.

Y remata: “Sì, mi sono formato a Cuba. E proprio per questo so cosa si nasconde dietro il sipario. La vera tradimento non è denunciare la miseria, è tacerla mentre il popolo muore aspettando un turno o un antibiotico.”

Con la sua testimonianza, il dottore ribadisce che parlare non è tradire, ma difendere la verità.

“Non mordo la mano che mi ha dato da mangiare, mordo quella che mi ha rubato il cibo, la libertà e la voce. E questo lo farò fino alla fine.”

Domande frequenti sulla situazione dei medici cubani esiliati e sul sistema sanitario a Cuba

Perché il medico cubano Lucio Enríquez Nodarse critica il regime cubano?

Il dottor Lucio Enríquez Nodarse critica il regime cubano perché ritiene che il sistema utilizzi i medici come propaganda ed esponga a condizioni di sfruttamento nelle missioni internazionali. La sua critica non è contro l'educazione medica né i suoi professori, ma contro la dittatura che ha sequestrato la medicina a Cuba, trasformando i medici in strumenti di propaganda e schiavi economici.

Che cos'è il Programma Parole per medici cubani e perché si chiede la sua riattivazione?

Il Programma Parole per medici cubani è stato un meccanismo del governo statunitense che offriva una via legale affinché i medici cubani che disertassero durante le loro missioni all'estero potessero entrare negli Stati Uniti. Se ne chiede la riattivazione perché è visto come una misura efficace per proteggere i medici cubani dallo sfruttamento sistemico nelle missioni mediche del regime cubano.

Come viene descritta la situazione del sistema sanitario cubano dai medici esiliati?

I medici cubani in esilio descrivono il sistema sanitario a Cuba come deteriorato e collassato, con ospedali in rovina, mancanza di medicinali e una massiccia emigrazione di professionisti. Denunciano che il regime utilizza l'esportazione di servizi medici come fonte di reddito, mentre ignora le necessità interne del paese.

Cosa denunciano i medici cubani riguardo alle missioni sanitarie all'estero?

I medici cubani denunciano che le missioni mediche all'estero sono una forma di sfruttamento lavorativo travestita da cooperazione internazionale. Affermano che il regime cubano si prende la maggior parte dei loro salari e li costringe a partecipare ad attività politiche, esponendoli a condizioni precarie.

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Redazione di CiberCuba

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