I sindacati chiedono al governo di Donald Trump di rispondere per "sorveglianza ideologica" sui social media

Tre sindacati accusano il governo di Trump di spiare con l'IA i social media degli immigrati con visto e chiedono alla giustizia di fermare quella che considerano repressione ideologica e censura.

Donald TrumpFoto © Flickr / Gage Skidmore

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Tre organizzazioni sindacali hanno citato in giudizio il governo di Donald Trump per l'uso dell'intelligenza artificiale nel monitorare i social media degli immigrati con visto e penalizzare le loro opinioni contrarie alle politiche ufficiali, che considerano una forma di repressione ideologica.

Secondo quanto riferito dall'agenzia EFE da New York, i sindacati dei Lavoratori dell'Automobile Uniti (UAW), dei Lavoratori delle Comunicazioni dell'America (CWA) e della Federazione Americana degli Insegnanti (AFT) hanno presentato una causa contro i Dipartimenti di Stato e di Sicurezza Nazionale.

L'azione legale è stata intrapresa con il supporto della Electronic Frontier Foundation (EFF), un'organizzazione che rappresenta i convenuti e che sostiene che questa sia la prima causa legale di questo tipo negli Stati Uniti.

Il documento denuncia che il programma del governo utilizza tecnologie automatizzate, inclusa l'intelligenza artificiale, per monitorare i post delle persone con visti, al fine di identificare e punire coloro che esprimono opinioni sgradite alle autorità.

Sostengono che questo monitoraggio digitale si svolge parallelamente a una campagna pubblica di intimidazione che ha come conseguenza il silenzio o l'autocensura di coloro che sono oggetto di sorveglianza.

La domanda chiede a un giudice di New York di fermare immediatamente questo programma, sostenendo che ha generato paura tra immigrati e cittadini, e ha influenzato la capacità dei sindacati di organizzarsi e comunicare con i loro membri e potenziali affiliati.

Un sondaggio citato dagli attori ha rivelato che l'80% degli affiliati all'UAW con visto e conoscenza del programma hanno cambiato il loro comportamento sui social media. Nel caso del CWA, la cifra ha raggiunto il 40%, evidenziando l'impatto diretto sulla libertà di espressione e associazione.

Lisa Femia, avvocato di EFF, ha messo in guardia sulla portata del monitoraggio statale grazie all'IA. “La scala di questo spionaggio è eguagliata da un effetto altrettanto inquietante e massiccio sulla libertà di espressione”, ha affermato in dichiarazioni riportate dai media.

L'uso dell'intelligenza artificiale da parte del governo di Donald Trump per monitorare i social media ha suscitato un'ondata di preoccupazione tra sindacati, attivisti e organizzazioni per i diritti civili.

ICE ha investito più di 1.400 milioni di dollari in tecnologia di sorveglianza, inclusi sistemi di riconoscimento facciale, tracciamento di dispositivi mobili e analisi automatizzata di contenuti digitali.

Questi strumenti permettono di identificare e monitorare in tempo reale persone considerate di interesse, senza la necessità di una supervisione giudiziaria effettiva.

La strategia include un programma di monitoraggio costante su piattaforme come Facebook, X, TikTok o Reddit. ICE ha confermato che spia i social media 24 ore su 24, raccogliendo foto, messaggi e dati di geolocalizzazione.

Secondo l'agenzia, l'obiettivo è rilevare minacce alla sicurezza, ma i difensori dei diritti digitali avvertono che il programma consente la raccolta massiva di dati di milioni di persone, molte delle quali senza precedenti penali, il che potrebbe violare diritti costituzionali fondamentali.

Paralelamente, è stata documentata una pressione governativa diretta su grandi compagnie tecnologiche. Apple e Google hanno ceduto al governo di Trump ritirando dalle loro piattaforme applicazioni che avvisavano riguardo agli operativi dell'ICE, come ICEBlock, utilizzate dalle comunità migranti per proteggersi da retate.

La decisione è stata criticata come una forma di censura digitale al servizio del potere e ha sollevato preoccupazioni sul ruolo delle grandi aziende tecnologiche nell'oscuramento delle voci critiche sotto il pretesto della sicurezza nazionale.

Recentemente il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato la revoca dei visti a diversi stranieri che hanno celebrato o giustificato pubblicamente l'omicidio dell'attivista conservatore Charlie Kirk.

Domande frequenti sulla sorveglianza ideologica e sulla causa contro il governo di Trump

Perché i sindacati hanno fatto causa al governo di Trump?

I sindacati hanno denunciato il governo di Trump per l'uso dell'intelligenza artificiale per spiarti sui social media di immigrati con visto e penalizzare le opinioni contrarie alle politiche ufficiali. Accusano il governo di attuare una "sorveglianza ideologica" che reprime la libertà di espressione e di associazione. Questo monitoraggio digitale ha generato paura tra immigrati e cittadini, influenzando la capacità dei sindacati di comunicare con i propri membri.

Quali tecnologie utilizza il governo di Trump per il monitoraggio dei social media?

Il governo di Trump ha investito oltre 1.400 milioni di dollari in tecnologia di sorveglianza, inclusi sistemi di riconoscimento facciale, tracciamento di dispositivi mobili e analisi automatizzata di contenuti digitali. Questi strumenti permettono di monitorare i social media 24 ore su 24, raccogliendo foto, messaggi e dati di geolocalizzazione. La strategia di monitoraggio mira a rilevare minacce alla sicurezza, sebbene i sostenitori dei diritti digitali avvertano dei possibili violazioni dei diritti costituzionali.

Qual è stata la reazione delle aziende tecnologiche di fronte alla pressione governativa?

Sotto la pressione del governo, aziende tecnologiche come Apple e Google hanno ritirato applicazioni che avvisavano riguardo alle operazioni dell'ICE, come ICEBlock, utilizzate dalle comunità migranti per proteggersi dalle retate. Questa azione è stata criticata come una forma di censura digitale al servizio del potere, generando preoccupazione per il ruolo di queste aziende nel silenziare voci critiche sotto il pretesto della sicurezza nazionale.

Quali conseguenze ha avuto il programma di sorveglianza sui social media per le comunità immigrate?

Il programma di sorveglianza ha portato a un cambiamento nel comportamento sui social media tra gli immigrati con visto, con l'80% degli affiliati all'UAW e il 40% al CWA che alterano il loro utilizzo delle piattaforme. Questo monitoraggio ha generato un clima di paura e intimidazione, risultando in silenzio o autocensura da parte di coloro che sono oggetto di sorveglianza, impattando negativamente la libertà di espressione e associazione.

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