Apagones a Cuba: La UNE continua con il suo balletto di cifre e il "respiro" per l'anniversario di Castro svanisce

La situazione chiarisce che il collasso del sistema elettrico non si risolve con anniversari o discorsi, ma con investimenti, efficienza e un modello di gestione che il governo di Miguel Díaz-Canel non è disposto a cambiare.

Immagine di riferimento creata con Intelligenza ArtificialeFoto © CiberCuba / Sora

Cuba ha concluso questo domenica un'altra giornata di blackout massivi con un deficit elettrico che è nuovamente aumentato, a pochi giorni di distanza dalla celebrazione da parte del regime del 99° anniversario della nascita del dittatore Fidel Castro.

Nel suo ultimo comunicato informativo, l'Unione Elettrica (UNE) ha riconosciuto che sabato l'impatto reale ha raggiunto i 1.794 MW alle 21:00, un dato che ha superato di oltre 100 megawatt i 1.675 MW previsti la sera prima.

Cattura dello schermo Facebook / UNE

Secondo la UNE, l'uscita di emergenza dell'unità 3 della CTE Renté e un aumento nella domanda hanno provocato il disallineamento, anche se i cubani non credono più a questa storia.

La credibilità dell'azienda statale è ai minimi storici. Il costante cambiamento delle cifre —un giorno si promette un deficit, il giorno dopo se ne riconosce uno maggiore— è diventato un simbolo del disordine e della mancanza di trasparenza che caratterizzano la gestione energetica del regime.

“E continuano con la domanda superiore a quanto pianificato. Sono in faccia o pianificano la domanda per l'inverno in Canada,” ha protestato un utente nei commenti al post di Facebook di questa domenica.

Asimismo, vari hanno commentato il breve “respiro” elettrico dei giorni scorsi e hanno denunciato che non aveva nulla a che fare con miglioramenti strutturali nel Sistema Elettrico Nazionale (SEN), ma che la riduzione del deficit è coincisa sospettosamente con gli atti propagandistici per il compleanno di Castro, quando le termoelettriche, come per magia, sembrarono rivivere per rendere omaggio postumo al dittatore.

Passata l'efemeride, la realtà è tornata con tutta la sua durezza: la disponibilità attuale del SEN si aggira intorno ai 1.840 MW, rispetto a una domanda di oltre 3.100, il che già genera prolungati blackout sin dalle prime ore del mattino.

Per la notte di domenica scorsa, le previsioni della UNE indicano un deficit di 1.645 MW e un impatto totale di 1.715 MW, cifre che riportano il paese a dimensioni critiche di settimane fa.

Nel frattempo, rimangono fuori servizio diverse unità chiave —Felton, Mariel, Nuevitas e Renté— e più di 60 centrali di generazione distribuita paralizzate per mancanza di carburante.

Tutto ciò chiarisce che il collasso del sistema elettrico non si risolve con anniversari né discorsi, ma con investimenti, efficienza e un modello di gestione che il governo di Miguel Díaz-Canel non è disposto a cambiare.

La conclusione è amara ma evidente: il blackout più prolungato non è quello delle lampade nelle case, ma quello della credibilità di un regime incapace di accendere qualcos'altro che la sua macchina propagandistica.

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