Sacerdote cubano mostra il fogón "nonó" a Santiago di Cuba: Ecco come si cucina in condizioni precarie

Un sacerdote cubano ha documentato come alcune persone nella zona rurale di Santiago di Cuba cucinano con un fogón "nonó", testimonianza della precarietà quotidiana che vive gran parte del paese.

Fogón "nonó"Foto © Facebook / La Tijera

La precarietà quotidiana a Cuba è tornata ad essere messa in evidenza in un video condiviso dal sacerdote Leandro NaunHung, che ha mostrato come alcune persone in una zona rurale di Santiago di Cuba preparano e utilizzano un fogón “nonó” per cucinare.

“Ogni giorno a Cuba sembra una prova di resistenza. Una in più,” ha scritto il sacerdote sui suoi social media accompagnando il video.

“La quotidianità del cubano è diventata una corsa di fondo senza traguardo. Non è un'esagerazione dire che ciò che è più semplice —il basico, il minimo— è già un viaggio in salita”, ha riflettuto.

Il video mostra un uomo anziano che compatta trucioli di legno all'interno di un tubo metallico largo, con un'apertura laterale alla base.

La tecnica consiste nel lasciare un foro centrale —utilizzando un altro tubo più sottile che poi viene rimosso— che permette l'ingresso di ossigeno.

Il processo prevede di coprire la parte superiore con ceneri umide, “per farla durare di più e affinché risulti uniforme, così non brucia sopra”, ha spiegato il sacerdote, trasmettendo le indicazioni del contadino.

"Ahí está Gloria con su 'nonó', va a colare caffè", commenta il sacerdote nel video mentre mostra una donna che si prepara per colare caffè.

Lei stessa confessa di preferire quel metodo piuttosto che accendere un fuoco di legna: “L'altro giorno ho voluto accendere il fuoco di legna e mi ha dato da fare”, ha detto, e ha aggiunto: “Lo monto io stessa”.

Il “nonó” è un tipo di focolare rudimentale realizzato con segatura compattata, storicamente utilizzato nelle zone rurali per la sua efficienza e perché può rimanere acceso per ore con poco combustibile.

Ma il suo uso massivo nel pieno XXI secolo, più che una consuetudine culturale, è il riflesso del regresso forzato a cui sono stati costretti migliaia di cubani a causa della mancanza di gas, elettricità e condizioni basilari per cucinare.

La scena, lontana dall'essere aneddotica, è un ritratto dell'impoverimento progressivo che vive l'isola. E come conclude lo stesso sacerdote, è un'altra evidenza che la dittatura ha condannato il popolo.

Non è la prima volta che questo tipo di scene circolano sui social network. Lo scorso febbraio, il profilo La Tijera ha condiviso un'immagine del "nonó" accompagnata da una critica diretta: “La dittatura ha condannato il popolo cubano a vivere nel medioevo. Senza elettricità, senza acqua potabile, senza le risorse necessarie per soddisfare i bisogni minimi, ora sono stati costretti a ricorrere a metodi primitivi e rudimentali per poter cucinare.”

Captura Facebook / La Tijera

Il messaggio si chiudeva con ironia: “E ancora in televisione ufficiale si parla di patriottismo, resistenza e fedeltà alla Robo-ilusione.”

En mezzo a una delle fasi peggiori della crisi energetica che vive Cuba, più di 9 milioni di persone stanno cucinando oggi in condizioni precarie, insalubri e pericolose, secondo quanto avvertito dal Food Monitor Program (FMP), un'organizzazione indipendente che monitora da tre anni l'accesso ai servizi di base nell'isola.

La cifra deriva dall'analisi dell'ultimo Censimento della Popolazione e delle Abitazioni di Cuba e di studi propri del FMP, che stimano che circa 1,7 milioni di famiglie utilizzano gas liquefatto (GPL), altri 2 milioni dipendono esclusivamente dall'elettricità e circa 220 mila cucinano con gas di tipo manufacturato.

Il resto della popolazione rimane completamente esposto a interruzioni di energia elettrica, alla paralisi del fornitura di gas o a mezzi rudimentali.

Considerando una media de 3 a 4 persone per nucleo familiare, oltre 9 milioni di cubani affrontano nelle loro abitazioni, ha sottolineato l'organizzazione.

Il rapporto indica che, con interruzioni di corrente che raggiungono fino a 20 ore al giorno, le famiglie cucinano quando c'è elettricità, indipendentemente dall'ora.

Si preparano cibi all'alba, si mangia freddo o immediatamente, e molte persone hanno ridotto la quantità di pasti giornalieri.

Prima del recente collasso, il 33% delle famiglie aveva già iniziato a ridurre i pasti come misura di sopravvivenza, mentre un 25% confessava di andare a dormire affamato.

Il scenario più drammatico è l'aumento della cottura con legna e carbone. Migliaia di famiglie, di fronte all'impossibilità di utilizzare elettricità o gas, costruiscono forni improvvisati con materiali riciclati.

Domande frequenti sulla crisi energetica e sulla precarietà a Cuba

Che cos'è un fogón "nonó" e perché viene utilizzato a Cuba?

Un fogón “nonó” è un tipo di focolare rudimentale realizzato con segatura compressa. È stato storicamente utilizzato nelle zone rurali di Cuba per la sua efficienza e perché può rimanere acceso per ore con poco combustibile. Tuttavia, il suo uso massiccio nel XXI secolo riflette il regresso forzato a cui sono stati spinti migliaia di cubani a causa della mancanza di gas, elettricità e delle condizioni basilari per cucinare.

Qual è la situazione attuale della crisi energetica a Cuba?

La crisi energetica a Cuba è severa, con blackout che possono durare fino a 20 ore al giorno. La mancanza di elettricità e gas liquefatto ha spinto la popolazione a utilizzare metodi obsoleti e insalubri per cucinare, come l'uso di legna e carbone, il che aumenta la precarietà nella vita quotidiana dei cubani e rappresenta un rischio per la salute e l'ambiente.

Come influisce la mancanza di carburante sulla vita quotidiana a Cuba?

La mancanza di combustibile a Cuba influisce gravemente sulla vita quotidiana, costringendo le famiglie a ricorrere a metodi tradizionali e pericolosi per cucinare. La scarsità di gas liquefatto ed energia elettrica ha portato molte persone a cucinare con legna o carbone, il che comporta rischi per la salute e la sicurezza, oltre a generare un impatto ambientale significativo a causa della deforestazione.

Quali soluzioni ha proposto il governo cubano di fronte alla crisi energetica?

Il governo cubano ha promosso l'uso di bricchette di carbone vegetale come soluzione emergente per cucinare. Queste bricchette sono considerate un'alternativa "ecologica e rinnovabile", realizzate con rifiuti di carbone, acqua e amido di manioca. Tuttavia, questa misura è vista come un rimedio temporaneo che non risolve la crisi energetica e riflette l'adattamento forzato della popolazione.

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