Il lapsus di un funzionario cubano in Isla de la Juventud ha messo in evidenza le deformazioni del linguaggio utilizzate dai rappresentanti del regime cubano per evitare di nominare la realtà per quello che è.
“Le interruzioni di corrente persistono, cioè, l'impatto sui clienti, ci scusiamo…”, ha detto tra esitazioni l'ingegnere Ignacio Moya, direttore dell'unità di gestione della Unión Eléctrica nel municipio speciale, sul canale YouTube del telecentro locale.
Mientras dava il rapporto giornaliero sulla situazione elettroenergetica nel territorio, al funzionario è sfuggita la parola proibita, quella che nomina la realtà che il popolo cubano vive quotidianamente: blackout.
La crescente crisi elettrica nell'Isola della Gioventù ha scatenato un inedito movimento di malcontento popolare che va oltre le semplici richieste relative ai blackout.
Recentemente, utenti dei social media hanno diffuso messaggi chiedendo l'indipendenza di questo territorio cubano, esigendo una repubblica propria, libera dal controllo del governo centrale a L'Avana.
Sebbene storicamente l'Isola fosse riuscita a mantenere una stabilità energetica grazie al suo sistema indipendente di generazione, dall'inizio di giugno i pineros stanno affrontando interruzioni di fino a cinque ore al giorno, senza un chiaro modello né soluzioni in vista.
Testimonianze dei cittadini indicano che il deterioramento è iniziato quando “hanno portato via due generatori per La Habana”, secondo i rumors che circolano tra la popolazione. Da allora, il malcontento è aumentato.
Per quella stessa data, diversi manifesti con messaggi contro il governante Miguel Díaz-Canel e il sistema comunista cubano sono comparsi a Santa Fe, Isola della Gioventù, segnando un evento insolito in questa località.
Le scritte sono state realizzate su strutture visibili del circolo infantile “Florecita de Azahar” e su una fermata dell'autobus di fronte a questa istituzione educativa, secondo quanto riportato e le fotografie inviate alla redazione di CiberCuba.
Tra le frasi scritte si leggono espressioni come “Díaz-Canel singao”, “Abajo il comunismo”, “Patria y Vita” e “Libertà”, slogan che richiamano il malcontento sociale che ha preso piede a partire dall’esplosione popolare dell'11 luglio 2021 (11J).
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