I cubani di Miami tornerebbero a vivere a Cuba se ci fosse un cambiamento politico? Un sondaggio della FIU rivela cosa ne pensano

Il popolare gallo della Calle Ocho di Miami (Immagine di riferimento)Foto © CiberCuba

Sei cubanoamericani residenti a Miami-Dade su dieci considerano altamente improbabile tornare a vivere a Cuba, anche se l'isola dovesse vivere un cambiamento politico.

Así lo rivela la edizione 2026 della FIU Cuba Poll, la serie di sondaggi più longeva sull'opinione cubanoamericana nel sud della Florida, diretta dagli sociologi Guillermo J. Grenier e Qing Lai della Florida International University (FIU).

Il rapporto completo ha chiesto ai partecipanti al sondaggio quale sarebbe la probabilità che tornassero a vivere a Cuba in caso di un cambiamento politico.

Il 63% ha risposto che non sarebbe affatto probabile.

Un 15% aggiuntivo lo considera «non molto probabile», il 14% lo vede «abbastanza probabile» e solo l'8% lo qualifica come «molto probabile».

In totale, il 78% esclude o considera improbabile un ritorno permanente, rispetto a un 22% che prende in considerazione questa possibilità.

Il panorama economico, ancora meno attraente

L'indagine ha incluso una domanda parallela sul ritorno in caso di un miglioramento economico.

In that scenario, the resistance is even greater: the 70% believes that it would be highly unlikely to return, and only 16% sees it as probable.

Un ipotetico cambio politico eleva dal 16% al 22% la proporzione di coloro che prendono in considerazione il ritorno, ma la maggioranza continua a considerare improbabile il rientro.

Entre gli intervistati di 76 anni o più, il 79% ritiene che non sarebbe affatto probabile tornare a vivere a Cuba, anche se la situazione economica dell'isola dovesse migliorare.

Chi prenderebbe in considerazione il ritorno?

Il dettaglio per sottogruppi rivela differenze generazionali e migratorie.

Ante un cambiamento politico, coloro che mostrano maggiore disponibilità a tornare sono quelli arrivati dopo il 2020 (39%), i non cittadini statunitensi (36%) e i minori di 40 anni (25%).

All'estremità opposta, i migranti precedenti al 1995 (18%) e gli intervistati di 76 anni o più (17%) sono i meno propensi a considerare il ritorno in caso di un cambiamento politico.

Legami con l'isola, ma scarsa intenzione di ritornare

Il 71% degli intervistati ha familiari stretti sull'isola, una proporzione che raggiunge il 92% tra coloro che sono arrivati dopo il 2020.

Il 60% ha inviato alimenti o altri beni a Cuba nell'ultimo anno e il 45% invia rimesse.

Nonostante questi legami, l'intenzione di un ritorno permanente è minoritaria.

L'indagine segnala anche che l'89% dei partecipanti è cittadino statunitense.

Aspettative di cambiamento politico a Cuba

L'indagine ha anche misurato quando si aspettano i cubanoamericani un cambiamento politico nell'isola.

Il 29% crede che non accadrà mai; il 22% lo prevede in meno di un anno e il 19% in un intervallo da due a cinque anni.

Nel complesso, circa il 40% lo prevede entro un orizzonte di cinque anni, mentre l'11% ritiene che i cambiamenti siano già in atto.

I repubblicani (27%) duplicano i democratici (13%) nelle aspettative di un cambiamento nel giro di un anno.

Gli intervistati di 76 anni o più sono il gruppo più pessimista: il 39% sceglie l'opzione «mai».

Metodologia

La FIU Cuba Poll 2026, diciottesima edizione di una serie iniziata nel 1991, si basa su un campione ponderato di 1.004 adulti di origine cubana residenti a Miami-Dade.

Le interviste sono state effettuate dal 4 al 29 settembre tramite un sistema telefonico bilingue; il 62,9% è stato condotto in spagnolo.

Il margine di errore massimo riportato è di ±3,1 punti percentuali, con un livello di fiducia del 95%. I risultati non devono essere automaticamente estesi all'intero insieme della diaspora cubana.

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