I tifosi cinesi bruciano magliette di Mbappé dopo aver etichettato Mao Zedong come "dittatore" in riferimento a un meme virale

Alcuni dei video che circolano sui social media in CinaFoto © Captura de video X / @EFEnoticias

Vídeo diffusivi questo mercoledì sui social media mostrano tifosi cinesi che bruciano magliette di Mbappé e distruggono cartelloni pubblicitari con la sua immagine, in risposta a delle dichiarazioni dell'attaccante del Real Madrid in cui ha definito Mao Zedong come «un dittatore cinese».

La polemica si è scatenata quando è trapelato un frammento di un'intervista del calciatore francese nel programma online The Bridge, in cui, rispondendo alla domanda sul suo meme preferito, ha risposto: «Quello con cui ho riso di più è quello in cui usano la mia faccia su un dittatore cinese. Lo uso molto con i miei amici».

Il montaggio virale sovrappone il volto di Kylian Mbappé al ritratto iconico del fondatore della Repubblica Popolare Cinese, nel contesto di uno scherzo ricorrente su internet che presenta il calciatore come un «dittatore» per la sua influenza nel calcio.

Nelle immagini che circolano sui social, un tifoso dà fuoco alla maglietta della nazionale francese con il numero 10 del giocatore e dichiara di imporre un «boicottaggio profondo» e che «non lo perdonerà mai».

Altri video diffusi da EFE mostrano cartelloni pubblicitari con il volto dell'attaccante calpestati o rotti. Un hashtag di boicottaggio a Mbappé e al Real Madrid si è diffuso in modo massiccio sulle piattaforme cinesi, con un video correlato che superava i 430 milioni di visualizzazioni questo mercoledì.

Le conseguenze istituzionali e commerciali non tardarono ad arrivare.

La televisione statale CCTV ha sospeso le trasmissioni di LaLiga dalla notte del 26 ottobre e ha ritirato gli annunci legati al giocatore.

Tre aziende cinesi —Dongpeng, Mengniu e Milkground— hanno resciso i loro contratti con lui, invocando «tolleranza zero nei confronti di comportamenti che ledono i sentimenti nazionali». Il portale sportivo Dongqiudi è arrivato a sostituire il suo nome nella classifica del Pallone d'Oro 2026 con l'espressione equivalente a «non esiste tale persona».

Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha avvertito che «le parole e gli atti che feriscono i sentimenti del popolo cinese saranno respinti da tutti i settori della società».

Di fronte alla grandezza dello scandalo, Mbappé ha pubblicato martedì un comunicato in francese, cinese e inglese in cui ha definito le sue parole un «scivolone»: «Oggi capisco di aver ferito numerose persone in Cina e all'interno della comunità cinese nel mondo. Chiedo scusa a tutti coloro che le mie parole hanno urtato. Non era affatto mia intenzione».

Il Real Madrid ha emanato questo mercoledì un comunicato ufficiale in cui ha espresso «profondo rispetto per la Cina, la sua storia, la sua cultura e i suoi cittadini».

LaLiga, da parte sua, ha chiarito che i commenti «sono stati espressi a titolo personale e non rappresentano LaLiga» e ha annunciato un «protocollo di sensibilizzazione e comunicazione» per promuovere il rispetto culturale. Il suo presidente, Javier Tebas, ha persino pubblicato un messaggio personale in cinese sul social network X.

Il contesto economico spiega la rapidità delle scuse istituzionali: China Mobile Migu ha firmato nell'agosto del 2026 un accordo come partner digitale esclusivo di LaLiga in Cina continentale fino alla stagione 2029/30, con un valore potenziale stimato fino a 400 milioni di euro.

Mao Zedong, che la storiografia internazionale considera responsabile di tra 40 e 70 milioni di morti in tempo di pace —principalmente durante il Grande Balzo In Avanti e la Rivoluzione Culturale—, resta una figura protetta dallo Stato cinese.

Le satire sui vecchi leader legati al Partito Comunista sono perseguite per il reato di «diffamazione di eroi e martiri». La Cina ha confermato questo mercoledì che non riprenderà la trasmissione de LaLiga e ha considerato insufficienti le scuse del club madridista.

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