Mosca ammette «difficoltà» nel far arrivare il suo aiuto a Cuba: Solo due spedizioni di olio da giugno

Olio russo a CubaFoto © Facebook / Embajada di Russia a Cuba

Il vice ministro degli Esteri russo, Alexander Alimov, ha riconosciuto questo sabato in un'intervista con il quotidiano ufficiale Izvestia che la Russia affronta problemi logistici e ritardi nella spedizione di aiuti umanitari a Cuba attraverso il Programma Alimentare Mondiale (PMA) delle Nazioni Unite, e che da giugno sono arrivate sull'isola solo due spedizioni di olio di semi di girasole per un volume totale di poco più di 750 tonnellate.

La dichiarazione, riportata anche dai media vicini al Cremlino Lenta.ru e RIA Novosti, non è stata confermata da alcuna fonte indipendente.

«Questa volta abbiamo davvero incontrato difficoltà logistiche, ci sono stati ritardi nella consegna degli aiuti a Cuba tramite il PMA delle Nazioni Unite, ma la Russia ha rispettato il suo dovere umanitario nei confronti del popolo amico», ha affermato Alimov, il quale ha promesso che Mosca «senza fallo» continuerà a sostenere L'Avana tramite lo stesso canale.

L'ammissione arriva in un momento politicamente sensibile: l'Assemblea Generale dell'ONU è prevista votare il 28 ottobre la risoluzione annuale che chiede la fine dell'embargo statunitense contro Cuba, e sia Mosca che L'Avana cercano di massimizzare il sostegno internazionale prima di quella data.

Le 750 tonnellate di olio rappresentano una frazione minima rispetto alle reali necessità della popolazione cubana.

Sondaggi indipendenti del 2026 indicano che il 33,9% delle famiglie cubane ha riferito che un membro si è coricato affamato.

Il riconoscimento russo delle difficoltà contrasta con gli annunci di investimenti superiori a 1.000 milioni di dollari che Mosca e L'Avana hanno fatto nell'aprile del 2026.

La ambasciata russa all'Avana ha riferito a Izvestia che i progetti congiunti già avviati continuano a funzionare, ma ha avvertito che gli imprenditori russi devono «esaminare attentamente» le nuove condizioni per fare affari a Cuba, un segnale di cautela che non si allinea con la retorica dell'alleanza strategica.

Nel piano energetico, il panorama è altrettanto scoraggiante. L'ambasciatore cubano a Mosca, Enrique Orta González, ha riconosciuto giorni fa che il tanker Anatoli Kolodkin è stato l'unica nave russa con petrolio ad arrivare a Cuba nel 2026, e che il suo carico di 100.000 tonnellate di petrolio Urals ha appena alleviato i blackout per circa due settimane.

Un secondo invio di petrolio annunciato dalla Russia non si è concretizzato: la petroliera Universal ha cambiato rotta verso l'Atlantico del Sud nel maggio 2026 e il suo arrivo sull'isola non è mai stato confermato.

Oltre all'olio, la Russia ha donato a Cuba tre ambulanze e un'automobile Lada Iskra per i centri medici dell'Avana, Matanzas e Santiago di Cuba, integrati nel programma di assistenza materno-infantile.

Il contrasto con l'assistenza cinese risulta notevole: Pechino ha fornito nel 2026 un aiuto d'emergenza di 80 milioni di dollari, almeno 60.000 tonnellate di riso e vari lotti di sistemi solari fotovoltaici, incluso un progetto da 200 megawatt.

In questo contesto, la promessa russa di continuare il supporto «senza mancare» suona più come una dichiarazione diplomatica in vista del voto dell'ONU che come un impegno sostenuto da capacità logistiche reali.

Nel 2025, la risoluzione riguardante l'embargo ha ottenuto 165 voti a favore, rispetto ai 187 del 2024, un'erosione del sostegno internazionale che sia Mosca che L'Avana cercano di fermare con gesti di solidarietà che, secondo i dati russi, arrivano in ritardo e in quantità insufficienti.

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