
La storica e filosofa cubana Alina Bárbara López Hernández ha pubblicato su Facebook un testo in cui ha riaffermato il suo impegno per la protesta pacifica mensile che realizza ogni 18 del mese e ha anticipato che sarebbe stata arrestata questa domenica quando avrebbe tentato di esercitare quel diritto a Matanzas.
Nel post condiviso sabato, López Hernández ha difeso la legittimità della sua azione e l'ha inquadrata nella stessa Costituzione cubana: «Dal 18 marzo 2023 ho utilizzato questa via per esprimere il mio disaccordo. Con ciò esercito il diritto alla manifestazione pacifica che è sancito nella Costituzione della Repubblica di Cuba».
La studiosa partecipa da oltre tre anni alle proteste individuali ogni 18 del mese al Parco della Libertà di Matanzas, un'iniziativa che è nata nel 2023, nel centenario della storica «Protesta dei Tredici», quando il poeta Rubén Martínez Villena e altri intellettuali cubani interruppero un atto ufficiale per denunciare la corruzione del governo dell'epoca.
Nel suo testo, López Hernández smonta l'accusa di «propaganda illegale contro l'ordine costituzionale» che il regime utilizza per giustificare la sua repressione: «Non è propaganda. La propaganda è quella che usa il Partito e lo Stato per mascherare la loro mancanza di sostegno sociale e la crisi generale che stiamo vivendo».
Va oltre e dichiara apertamente la sua posizione: «Lo chiarisco per evitare qualsiasi dubbio, mi oppongo apertamente a un ordine costituzionale che ammette solo il potere dello Stato e non i diritti dei cittadini».
López Hernández ha anticipato ciò che si aspetta accada quando uscirà a protestare questo domenica: «Sicuramente quando mi fermeranno domani non faranno alcun riferimento a ciò che esprimo. Non hanno il coraggio di farlo. Né etica. Torneranno con il solito copione di un atto di avvertimento perché ho violato la reclusione domiciliare di un falso giudiziario che non osano portare fino alle sue ultime conseguenze».
La detenzione domiciliare cautelare è in vigore dal 18 giugno 2024, nell'ambito del cosiddetto «caso 40», un processo penale che condivide con la sociologa Jenny Pantoja Torres. La Procura chiede quattro anni di carcere per López Hernández per accuse di attentato, disobbedienza e inosservanza. Il processo, fissato per il 30 gennaio 2026, è stato sospeso dalla giudice Ysenia Rodríguez Vázquez senza che sia stata annunciata una nuova data.
Quella sospensione indefinita ha trasformato la misura cautelare in uno strumento di controllo permanente. Dall'inizio dell'anno, l'attivista è stata arrestata almeno cinque volte mentre tentava di esercitare la sua protesta mensile.
López Hernández si definisce nel testo come «una cittadina e intellettuale che ha capito che la passività e l'ubbidienza ci hanno portato al punto attuale», e ha chiarito di non appartenere a nessun partito né organizzazione politica.
Il post si conclude con una frase secca e contundente —«Domani è 18»—, seguita dalle sue consuete rivendicazioni: «Libertà per i nostri compatrioti detenuti per motivi politici. Libertà e giustizia sociale per tutti i cubani».
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