
La concessione del Premio Nobel per la Pace 2026 all'avvocata sudafricana Navanethem «Navi» Pillay ha scatenato un'ondata di critiche che supera le reazioni di Donald Trump e del governo israeliano.
Secondo l'organizzazione UN Watch e un'ex funzionaria dell'ONU, la premiata è accusata di essere rimasta in silenzio di fronte alle violazioni dei diritti umani a Cuba e di essere stata «complice del genocidio uiguro» durante il suo mandato come Alta Commissaria delle Nazioni Unite.
La denuncia più grave proviene da Emma Reilly, ex funzionaria dell'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite, che afferma che tra il 2008 e il 2014 quell'ufficio ha fornito alle autorità cinesi i nomi di oltre 50 dissidenti —per lo più uiguri— che avevano previsto di partecipare a sessioni del Consiglio per i Diritti Umani, esponendoli a ritorsioni.
«La vincitrice è un'assoluta vergogna», ha dichiarato Reilly nel comunicato diffuso dopo l'annuncio del premio.
Reilly sostiene che alcuni familiari di quegli attivisti hanno subito intimidazioni, arresti arbitrari, torture e scomparse a causa della fuga delle loro identità al regime cinese.
Nel aprile del 2024, l'ex funzionaria ha presentato documentazione su queste pratiche alla Commissione per gli Affari Esteri del Parlamento britannico.
La ONU ha riconosciuto che è esistita una pratica di conferma dei nomi verso determinati Stati, ma nega che ciò abbia messo in pericolo i difensori dei diritti umani e assicura che la pratica sia cessata nel 2015, una versione che Reilly rifiuta.
Un altro episodio evidenziato da Hillel Neuer, direttore esecutivo di UN Watch, è che nel dicembre 2010 Pillay non partecipò alla cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, allora incarcerato dalle autorità comuniste, un fatto che le organizzazioni per i diritti umani interpretarono come una concessione alle pressioni di Pechino.
Nel 2010, il Comitato Nobel ha omaggiato Liu Xiaobo per aver affrontato la dittatura cinese. Pillay si è rifiutata di partecipare alla sua cerimonia. Ora il Comitato gli concede lo stesso premio, ha ricordato Neuer, che ha chiesto spiegazioni riguardo al riconoscimento.
I legami di Pillay con L'Avana sono anch'essi oggetto di interrogativi. Nel luglio del 2008, Cuba ha sostenuto la sua nomina a Alta Commissaria in rappresentanza del Movimento dei Paesi Non Allineati.
In marzo 2010, mentre la morte del prigioniero politico Orlando Zapata Tamayo —deceduto dopo uno sciopero della fame di circa 85 giorni in prigione— generava condanne internazionali, Pillay posava sorridente a Ginevra insieme al cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla.
En aprile del 2019, visitò L'Avana come presidente della Commissione Internazionale contro la Pena di Morte e ringraziò per l'ospitalità del regime cubano e la sua disponibilità ad ascoltare raccomandazioni per abolire quella sanzione.
Tuttavia, il Codice Penale approvato da Cuba nel 2022 non solo ha mantenuto la pena di morte, ma ha ampliato da 20 a 24 le fattispecie di reato punite con essa.
Uno studio di UN Watch del 2011 ha documentato che durante i suoi primi due anni come Alta Commissaria, Pillay ha mantenuto il silenzio su violazioni in 34 paesi considerati "non liberi" da Freedom House, tra cui Cuba, Corea del Nord, Arabia Saudita, Sudan ed Eritrea, mentre ha rilasciato 21 dichiarazioni sul Medio Oriente, nove delle quali riguardavano Israele.
Il premio ha anche generato un contrasto politico notevole: il presidente spagnolo Pedro Sánchez ha felicitatо Pillay calorosamente appena due ore dopo l'annuncio, lodandola per aver dedicato la sua vita a «perseguire l'impunità e difendere i deboli di fronte ai potenti».
Quella celerità contrasta con il suo atteggiamento nei confronti del Nobel per la Pace assegnato nel 2025 all'oppositrice venezuelana María Corina Machado, quando Sánchez si è rifiutato di congratularsi pubblicamente: «Io non mi pronuncio sui premi Nobel, non entro a valutarli», affermò allora alla Cadena SER.
La cerimonia di consegna del premio a Pillay è prevista per il 10 dicembre 2026 a Oslo.
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