In Cuba, pubblicare video contro il potere, mettere in discussione il Partito Comunista e denunciare l'operato della Polizia può trasformarsi in un'accusa penale. Questo è precisamente ciò che denuncia l'organizzazione per i diritti umani Cubalex dopo aver analizzato il fascicolo contro i giovani creatori di El4tico, per i quali la Procura del regime cubano richiede pene di otto e dieci anni di carcere.
Ernesto Ricardo Medina e Kamil Zayas Pérez sono in carcere dal 6 febbraio 2026. Il loro lavoro consisteva nella produzione di contenuti audiovisivi indipendenti nei quali affrontavano i problemi economici, sociali e politici di Cuba, mettevano in discussione le decisioni del Governo e promuovevano il dibattito pubblico.
Ora, un analisi giuridico pubblicato da Cubalex il 7 ottobre sostiene che la Procura Provinciale di Holguín sta utilizzando proprio quelle espressioni critiche per costruire le accuse contro entrambi i giovani. L'organizzazione avverte che il processo presenta gravi problemi legati alla libertà di espressione, al principio di legalità e alla discriminazione per motivi di opinione politica.
Le conclusioni provvisorie della Procura sono datate 15 settembre e richiedono otto anni di carcere per Medina e dieci per Zayas. Come riportato da CiberCuba il 2 ottobre scorso, il Tribunale Provinciale di Holguín ha disposto l'apertura del processo. Le pene richieste non costituiscono ancora condanne.
Il regime trasforma le critiche politiche in prove di reato
Uno degli aspetti più preoccupanti del fascicolo è l'utilizzo di video pubblicati su Instagram, Facebook e YouTube per sostenere il reato di propaganda contro l'ordine costituzionale.
Secondo quanto spiegato da Cubalex, la Procura considera rilevanti ai fini dell'accusa le pubblicazioni in cui i membri di El4tico mettevano in discussione la realtà cubana e le strutture politiche che governano il paese.
La organizzazione obietta che esprimere opinioni contrarie al sistema politico non costituisce, di per sé, propaganda delinquenziale. Criticare chi governa, denunciare problemi sociali e diffondere opinioni politiche sono manifestazioni della libertà di espressione, anche quando risultano scomode per le autorità.
L'analisi mette inoltre in discussione che la Procura utilizzi il carattere pubblico delle piattaforme digitali come circostanza per inasprire la risposta penale. Secondo questo ragionamento, l'ampiezza delle pubblicazioni potrebbe essere usata per giustificare una pena maggiore nei confronti di coloro che riescono a diffondere le proprie critiche.
Nel fascicolo compaiono anche riferimenti a interrogativi sul Partito Comunista di Cuba e ai contatti dei giovani con figure dell'opposizione in esilio. Tra le persone menzionate nella copertura precedente di CiberCuba figurano Yunior García Aguilera, Carolina Barrero e Amelia Calzadilla.
Relazionarsi con oppositori, dissentire dal discorso ufficiale o mettere in discussione il Partito Comunista non dimostra di per sé la commissione di un reato. Per Cubalex, presentare queste circostanze come elementi incriminatori riflette un utilizzo del diritto penale contro la dissidenza.
Criticare la Polizia fa anch'esso parte dell'accusa
La seconda figura penale messa in discussione da Cubalex è quella di diffamazione delle istituzioni e delle organizzazioni e degli eroi e martiri.
L'accusa include espressioni critiche dei giovani sulle istituzioni statali e sull'operato della Polizia Nazionale Rivoluzionaria (PNR), uno dei principali organi utilizzati dalle autorità cubane per esercitare il controllo interno.
L'analisi di Cubalex avverte che trasformare quelle critiche in materia penale limita il diritto dei cittadini di controllare le autorità e di esigere responsabilità per le loro azioni.
Mettere in discussione un'istituzione pubblica non equivale automaticamente a diffamarla. Per l'organizzazione, la Procura deve dimostrare gli elementi concreti di qualsiasi reato imputato e non limitarsi a punire le espressioni politiche che contraddicono la versione ufficiale.
Questa distinzione risulta particolarmente rilevante a Cuba, dove il Partito Comunista mantiene il monopolio costituzionale del potere politico e i mezzi indipendenti operano sotto forti restrizioni. Il caso di El4tico mette nuovamente in evidenza le conseguenze che può affrontare chi decide di esercitare il giornalismo cittadino o la critica politica senza sottoporsi al discorso dello Stato.
Un'accusa di istigazione che Cubalex considera imprecisa
Il terzo reato attribuito ai membri di El4tico è istigazione a delinquere.
Secondo la narrazione della Procura esaminata da Cubalex, i giovani avrebbero esortato membri delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) e del Ministero dell'Interno (MININT) a prendere il potere per modificare l'ordine costituzionale.
Tuttavia, l'organizzazione identifica una carenza giuridica significativa: nel formulare l'accusa, la Procura invoca il codice penale articolo 268 senza precisare adeguatamente quale sarebbe il reato concreto che gli accusati avrebbero istigato a commettere.
Per Cubalex, non basta attribuire espressioni politiche agli accusati. È necessario identificare la condotta delittuosa presumibilmente promossa e dimostrare che ci sono i requisiti richiesti dalla legislazione penale.
Il questionamento è particolarmente grave quando l'accusa può tradursi in fino a dieci anni di privazione della libertà.
In dichiarazioni raccolte da Martí Noticias l'8 ottobre, Cubalex ha sottolineato che il processo rappresenta un esempio di criminalizzazione della libertà di espressione e di persecuzione contro creatori indipendenti.
Otto mesi di detenzione per un caso che le organizzazioni per i diritti umani considerano repressivo
Medina e Zayas sono stati arrestati il 6 febbraio a Holguín durante operazioni della Sicurezza dello Stato e della Polizia. Durante le perquisizioni delle loro abitazioni sono stati sequestrati dispositivi tecnologici utilizzati per produrre e diffondere contenuti, tra cui un computer, una videocamera e telefoni.
Dalla fine di marzo sono rimasti rinchiusi nella Prigione Provinciale di Holguín, dopo essere passati attraverso le dipendenze della polizia.
Le irregolarità denunciate sono iniziate fin dal momento degli arresti. Cubalex ha messo in discussione la legalità delle perquisizioni domiciliari e ha sottolineato che gli agenti non hanno mostrato adeguatamente l’ordine corrispondente, oltre a segnalare l’assenza di garanzie processuali.
In agosto, CiberCuba ha informato di una nuova denuncia da parte di Cubalex quando entrambi i giovani accumulavano sei mesi di detenzione senza una richiesta di perseguimento pubblico né una data per il processo orale.
La successiva presentazione delle conclusioni provvisorie non elimina i dubbi sulle condizioni in cui sono stati arrestati, sulla durata della custodia cautelare né sui fondamenti delle accuse.
I familiari dei giovani hanno anche rifiutato la criminalizzazione del loro lavoro. Mileydis Medina Machín, madre di Ernesto, ha difeso pubblicamente il carattere critico e pacifico dei contenuti prodotti da El4tico e ha messo in discussione il fatto che i suoi contatti con persone dell'esilio possano essere considerati prove di attività criminosa.
Il vero sfondo: la persecuzione del pensiero indipendente a Cuba
Il caso di El4tico trascende le richieste della procura di otto e dieci anni di prigione. Espone come l'apparato giuridico del regime cubano possa essere utilizzato per perseguitare coloro che mettono in discussione pubblicamente il potere.
I giovani non dirigevano un partito politico né controllavano un mezzo di comunicazione statale. Da un progetto audiovisivo indipendente, condividevano opinioni sulla situazione del paese e criticavano le decisioni dei loro governanti.
Per Cubalex, la risposta penale a quel esercizio di espressione evidenzia un problema molto più profondo: l'uso di norme del Codice Penale per disincentivare la critica e punire la diffusione di idee contrarie al discorso ufficiale.
La persecuzione denunciata contro El4tico si inserisce, inoltre, in un modello di criminalizzazione del dissenso documentato da Cubalex durante il 2026, che include procedimenti contro cittadini per pubblicazioni sui social media e altre manifestazioni di disagio politico.
Il diritto di criticare un governo, denunciare i suoi errori e chiedere cambiamenti politici non dovrebbe portare a una cella. Questa è la questione fondamentale sollevata dal fascicolo contro Medina e Zayas.
Mentre si svolge il processo giudiziario, entrambi rimangono privati della libertà. I loro familiari e le organizzazioni che difendono i diritti umani continuano a richiedere la loro liberazione e il rispetto delle garanzie processuali.
Le richieste di detenzione devono ancora essere esaminate giudizialmente. Ma l'analisi di Cubalex pone già al centro del dibattito una realtà denunciata ripetutamente da attivisti cubani: sotto un sistema che non tollera l'opposizione politica organizzata né il controllo indipendente, anche un video critico può diventare la base per una richiesta di anni di carcere.
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