Asambleas de Dios in Cuba chiarisce che i suoi fedeli possono criticare il Governo e denunciare ingiustizie

Assemblee di Dio di Cuba (Immagine di riferimento)Foto © Facebook/Asambleas de Dios de Cuba

Il Presbiterio Esecutivo Generale delle Assemblee di Dio a Cuba ha diffuso questo martedì delle «Orientazioni pastorali sul patto dei membri e l'espressione politica» in cui stabilisce una chiara distinzione tra la militanza partitica della chiesa come istituzione e il diritto individuale dei suoi fedeli di esprimere opinioni politiche, criticare le politiche pubbliche e i governanti e denunciare situazioni di ingiustizia.

Il documento, attribuito all'organo esecutivo massimo di quella denominazione evangelica nell'isola e riprodotto integralmente da canali religiosi cubani, indica tra i suoi obiettivi espressi quello di «non silenziare la voce di chi si oppone all'ingiustizia».

Il punto di partenza è il cosiddetto «Patto del Membro», che stabilisce che i credenti devono essere fedeli ai loro doveri civici, ma senza «intromettersi mai in fazioni politiche». La nuova orientazione non modifica tale norma, ma cerca di precisare cosa significa nella pratica.

Secondo il testo, «immischiarsi in fazioni politiche» significa che la chiesa, dai suoi pulpiti, culti, cellule, reti ufficiali o strutture istituzionali, prenda posizione a favore o contro un partito, un movimento politico, un candidato o un sistema di governo specifico; utilizzi le sue risorse per promuovere un’agenda di parte; o richieda ai suoi membri una posizione politica uniforme.

Tuttavia, la direttiva chiarisce che questo divieto non impedisce a un cristiano, in quanto cittadino, di avere proprie convinzioni politiche e di esprimerle a casa, nelle conversazioni personali o sui social media, purché lo faccia a titolo individuale, senza utilizzare il nome della chiesa e senza incitare all'odio o alla violenza.

Il documento va oltre e sostiene che un credente può formulare critiche o sostenere politiche pubbliche o governanti a partire da principi biblici come la giustizia, la verità e la difesa dell'innocente, oltre a denunciare dal pulpito «il peccato sociale, la corruzione [e] la menzogna», a patto che non trasformi la chiesa in una piattaforma di partito.

In uno dei suoi passaggi centrali, l'orientamento riassume che il patto «non vieta ai cristiani di esprimere opinioni politiche a titolo personale», purché agiscano al di fuori dell'esercizio della loro rappresentanza ecclesiale e nel rispetto della legge e della loro coscienza cristiana.

Anche afferma che non costituisce motivo di rottura all'interno della chiesa avere opinioni diverse sulla gestione governativa, criticare in modo fondato una legge o una politica considerata ingiusta o sostenere o rifiutare una determinata misura economica o sociale.

Al contrario, punta a comportamenti come incitare alla violenza fisica, all'odio razziale o di classe, promuovere un'insurrezione armata, utilizzare il pulpito per sostenere o attaccare partiti politici o generare fazioni politiche all'interno della congregazione come incompatibili con la comunione ecclesiale.

Nel paragrafo dedicato ai social media, le Assemblee di Dio riconoscono queste piattaforme come spazi validi di espressione, anche se chiedono ai loro membri di evitare insulti, disinformazione e odio, sia contro i governanti che contro i cittadini, e di fondare i loro post prima di diffonderli.

La esortazione finale ai pastori risulta particolarmente diretta: «Non siamo chiamati a fare della chiesa un partito politico, né a tacere codardamente di fronte all'ingiustizia».

Il testo chiede di difendere la libertà di coscienza dei credenti e, al contempo, preservare l'unità della comunità religiosa.

L'acclarimento appare in un momento di forte dibattito sul ruolo delle chiese cristiane di fronte alla realtà politica cubana. Negli ultimi giorni, diversi religiosi e denominazioni hanno messo in discussione la repressione nei confronti di persone che esprimono pubblicamente il loro malcontento.

Uno dei casi più recenti è quello di Ariel Limias Leyva, ex-pastore delle Assemblee di Dio, che rimane detenuto a Villa Marista e affronta un'accusa di «propaganda nemica contro l'ordine costituzionale» dopo essersi manifestato da solo di fronte al Capitolio de L'Avana con un cartello antigovernativo. 

Limias era stato precedentemente identificato come ex membro del pastorato di quella denominazione e, secondo la sua famiglia, non apparteneva a organizzazioni oppositorie.

Il dibattito religioso si è ampliato anche con una lettera del vescovo e 21 membri del clero della Chiesa Episcopale a Cuba, nella quale hanno espresso solidarietà con Anna Bensi e sua madre, denunciato la crisi sociale del paese e messo in discussione l'uso della violenza, dell'intimidazione e delle molestie da parte della polizia contro coloro che alzano la voce per chiedere diritti.

Le nuove orientazioni delle Assemblee di Dio hanno generato numerose reazioni tra i credenti. La maggior parte dei commenti raccolti celebra il fatto che la chiesa distingua tra partigianeria istituzionale e libertà individuale di coscienza, e diversi fedeli interpretano il testo come una conferma che denunciare un'ingiustizia non contraddice necessariamente la fede cristiana.

Altri commenti, tuttavia, mostrano che il tema continua a dividere i settori religiosi. Alcuni ritengono che i cristiani debbano limitare la loro azione pubblica alla preghiera e all'obbedienza alle autorità, mentre altri sostengono che rimanere in silenzio di fronte ad abusi o leggi ingiuste risulti incompatibile con la loro interpretazione delle Scritture.

La discussione riflette una tensione che le stesse indicazioni cercano di risolvere: mantenere la chiesa al di fuori della militanza partitica senza trasformare questa neutralità istituzionale in un divieto affinché i suoi membri possano parlare, dissentire o denunciare ingiustizie come cittadini.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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