«Pensare in modo diverso non è un reato»: Ambasciata degli Stati Uniti a Cuba si esprime per Anna Bensi e Caridad Silvente

Cary Silvente, Mike Hammer e Anna BensiFoto © X/Embajada degli Stati Uniti a Cuba

La Embajada degli Stati Uniti a Cuba si è espressa questo giovedì a sostegno di Anna Sofía Benítez Silvente (Anna Bensi) e di sua madre, Caridad Silvente, in coincidenza con la giornata del processo che entrambe affrontano all'Avana.

Il messaggio è stato breve, diretto e sufficiente per chiarire la posizione della sede diplomatica: «Pensare diversamente non è un crimine».

La pubblicazione, di appena sei parole, arriva nel mezzo di un processo giudiziario che ha generato ampie manifestazioni di sostegno a madre e figlia e denunce di sorveglianza, restrizioni di movimento e arresti contro persone che hanno tentato di recarsi in tribunale.

Pero la dichiarazione di questo giovedì non rappresenta un gesto isolato, al contrario. Il supporto dell'Ambasciata statunitense e del suo capo missione, Mike Hammer, nei confronti di Bensi e Silvente è stato costante negli ultimi mesi.

Già a marzo, la rappresentanza diplomatica ha messo in discussione pubblicamente le citazioni e le minacce contro entrambe.

L'ambasciata ha quindi esortato le autorità cubane a smettere di intimidirle e ha chiesto perché stessero venendo citate e minacciate.

In aprile, Mike Hammer ha visitato personalmente Anna Bensi e Caridad Silvente nella loro abitazione di Alamar, quando entrambe erano sottoposte a detenzione domiciliare.

La stessa Ambasciata ha informato dell'incontro e Hammer ha detto che madre e figlia gli avevano spiegato direttamente la situazione che stavano affrontando.

Un giorno dopo, un'altra informazione su quell'incontro ha segnalato che Hammer era andato a incontrarle in mezzo alle pressioni denunciate da entrambe contro la Sicurezza dello Stato.  

Il legame è continuato a maggio, quando Hammer si è riunito nuovamente con Bensi, questa volta insieme ai membri del progetto giovanile Fuera de la Caja Cuba.

L'Ambasciata ha quindi spiegato che i suoi diplomatici si erano incontrati con giovani che difendevano il loro diritto alla libertà di espressione e volevano condividere le loro aspirazioni per Cuba.

In quella occasione, la sede diplomatica affermò che «la gioventù determinerà il futuro del paese».

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.