Il consulente del presidente dell'Uruguay chiarisce la polemica su Cuba: il riferimento alle «tirannidi» era rivolto al regime cubano

Álvaro Padrón, consulente di Yamandú Orsi in materia di affari internazionali.Foto © Captura de Video/Teledoce

Álvaro Padrón, consulente del presidente uruguaiano Yamandú Orsi e uno dei partecipanti alla redazione del suo discorso all'ONU, ha affermato lunedì che il riferimento alle «tirannie» era effettivamente diretto al governo cubano, anche se il mandatario ha evitato di menzionarlo esplicitamente.

In un'intervista nel programma «Desayunos Informales», di Canal 12, Padrón è stato interrogato direttamente su se quella parte del discorso si riferisse a Cuba.

«La riferimento chiaramente è non condividere il regime cubano e voler differenziare il parlare del popolo cubano da quello del governo cubano», rispose.

L'assessore ha aggiunto che «si riferiva concretamente al governo cubano», anche se ha precisato che quella conclusione corrisponde alla sua interpretazione a partire dal processo di elaborazione del discorso, nel quale ha partecipato.

La chiarificazione arriva dopo diversi giorni di polemiche per le parole pronunciate da Orsi il 24 settembre di fronte all'81ª sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

«Non possiamo rimanere indifferenti di fronte al dolore che comporta uno stato di guerra interminabile; la paura e il dolore generati dal crimine organizzato; la minaccia permanente del terrorismo; la repressione che nasce dalla tirannia o la sofferenza provocata dal rigido blocco economico come quello che subisce il popolo cubano», ha dichiarato allora il mandatario.

La formulazione ha generato interpretazioni contrastanti perché Orsi ha menzionato la «tiranía» e, subito dopo, l'embargo statunitense a Cuba, ma senza identificare esplicitamente il governo di La Habana come una tirania.

Al suo ritorno in Uruguay, lo stesso mandatario ha difeso la formulazione utilizzata. «Ho anche parlato del dolore che causano le tirannie», ha dichiarato, sostenendo che «a volte non è necessario essere così espliciti» nel riferirsi ad altri governi.

Orsi ha anche insistito sul fatto che non aveva parlato specificamente del «regime cubano» e ha riassunto la sua posizione con l'espressione: «A buon intenditore, poche parole».

Il discorso aveva suscitato critiche da parte dell'oppositore Partito Nazionale. Il suo presidente, Álvaro Delgado, ha ricordato che prima del viaggio aveva chiesto a Orsi di «parlare chiaramente di democrazia e elezioni libere a Cuba, in Nicaragua e in Venezuela», ma ha messo in dubbio che Nicaragua e Venezuela non fossero stati menzionati nell'intervento e che, nel caso cubano, il presidente avesse scelto di citare l'embargo statunitense.

Padrón ha spiegato questo lunedì che si è deciso di non elencare governi concreti perché la lista potrebbe essere molto più estesa e ha citato la Cina come esempio.

Ha anche difeso il riferimento esplicito all'embargo su Cuba per il forte sostegno internazionale che esiste alla sua eliminazione e ha spiegato che la situazione dell'isola aveva acquisito rilevanza rispetto al discorso pronunciato da Orsi un anno prima.

La questione cubana ha inoltre un forte componente nella politica interna uruguayana. Prima del discorso, il presidente del governo del Frente Amplio, Fernando Pereira, aveva chiesto a Orsi di denunciare alle Nazioni Unite l'embargo statunitense sull'isola.

L'opposizione, da parte sua, ha chiesto al governo una condanna esplicita della situazione politica e dei diritti umani a Cuba. Tra queste voci si trova la deputata di origine cubana Leydis Aguilera, del Partito Nazionale.

Padrón ha riassunto la cautela con cui, come ha spiegato, l'Uruguay cerca di gestire queste definizioni in politica estera: «Non userei la parola paura, ma userei la parola attenzione».

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