
A meno di due settimane dal primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, fissato per il 4 ottobre, tre istituti di ricerca concordano su un'analisi che scuote la campagna: pareggio tecnico tra Lula e Flávio Bolsonaro, con un risultato che nessun sondaggio si azzarda a anticipare con certezza.
La società di sondaggi Quaest, nella sua rilevazione del 21 settembre, ha attribuito al presidente e candidato alla rielezione Luiz Inácio Lula da Silva un 37 % di intenzione di voto al primo turno, rispetto al 33 % del senatore Flávio Bolsonaro, del Partito Liberale.
Il margine d'errore di due punti percentuali rende quella differenza statisticamente irrilevante.
Per un'eventuale seconda tornata — prevista per il 25 ottobre se nessun candidato raggiunge la maggioranza assoluta —, Quaest ha collocato Flávio Bolsonaro al 42% e Lula al 41%, anche in pareggio tecnico.
La firma BTG/Nexus, che ha intervistato 2.006 persone tra il 18 e il 20 settembre, ha registrato cifre simili: 40% per Lula e 37% per Flávio al primo turno, e 46% contro 45% al secondo turno, secondo quanto riportato da Bloomberg Línea.
Un sondaggio di Datafolha pubblicato il 17 settembre collocava anche il mandatario numericamente in testa, sebbene la differenza rimanesse all'interno del margine d'errore.
Il dato che preoccupa di più l'ambiente di Lula è la tendenza: secondo l'agenzia EFE, «l'intenzione di voto per Bolsonaro è aumentata di quattro punti e quella per Lula è rimasta stabile» dall'inizio di settembre.
Nella corsa partecipano anche altri candidati, sebbene a una distanza considerevole: lo psicologo e autore di libri di autoaiuto Augusto Cury appare con il 6 % secondo Quaest, e l'ex governatore dello stato di Goiás Ronaldo Caiado con il 4 %.
L'8% degli intervistati si dichiara indeciso e il 7% afferma che non voterà o voterà bianco, il che rende questo segmento un fattore decisivo.
L'avvicinamento di Flávio nei sondaggi si spiega in parte con lo scandalo politico-giudiziario che circonda il caso Banco Master.
Il suo proprietario, Daniel Vorcaro, attualmente in prigione, risulta collegato in messaggi e documenti a magistrati della Corte Suprema Federale, il che ha generato una crisi istituzionale che il candidato del Partito Liberale ha cercato di capitalizzare per alimentare il rifiuto del sistema.
Tuttavia, questa strategia è stata complicata dalla stessa relazione di Flávio con Vorcaro: la Polizia Federale lo sta investigando per aver negoziato con il banchiere fino a 24 milioni di dollari per finanziare il film Dark Horse, un documentario su suo padre Jair Bolsonaro.
Flávio nega di aver commesso irregolarità, ma gli investigatori esaminano possibili reati di corruzione e riciclaggio di denaro.
Lula, di 80 anni, ha cercato di riacquistare slancio elettorale annunciando a metà settembre un aumento del 15% nelle prestazioni del programma Bolsa Família, elevando il beneficio medio da 675 a 777 reais.
L'opposizione ha qualificato la misura come una manovra elettorale; il governo ha sostenuto che risponde al ripristino dell'inflazione accumulata.
Flávio Bolsonaro è stato ufficializzato come candidato del PL il 25 luglio allo stadio Pacaembu di São Paulo, mentre Lula è stato proclamato candidato del PT il 2 agosto con il moderato Geraldo Alckmin come candidato alla vicepresidenza, sotto la formula «Insieme per il Brasile».
Jair Bolsonaro, padre di Flávio, è stato condannato a 27 anni di prigione per tentato colpo di Stato e si trova in regime di arresti domiciliari, il che gli impedisce di partecipare attivamente alla campagna.
A luglio, i sondaggi davano a Lula un vantaggio di cinque punti al secondo turno; tale differenza si è evaporata in poche settimane, trasformando la contesa per la presidenza della maggiore nazione dell'America Latina in una corsa aperta il cui esito dipenderà dagli indecisi e dagli scandali che potrebbero ancora emergere prima del 4 ottobre.
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