Delcy Rodríguez è comparsa di fronte all'81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite senza pronunciare nemmeno una volta il nome di Nicolás Maduro, l'ex dittatore venezuelano attualmente detenuto negli Stati Uniti dalla sua cattura avvenuta lo scorso gennaio.
Il discorso completo della presidente incaricata del Venezuela, della durata di circa 19 minuti, era orientato verso il futuro e la riconciliazione, con una sorprendente assenza: nessun riferimento diretto alla situazione personale, giudiziaria o politica del suo predecessore al potere.
L'unica allusione indiretta all'episodio che si è concluso con la cattura di Maduro è stata una frase deliberatamente vaga: «Nel 2026, il Venezuela ha vissuto due grandi e dolorose prove nella sua vita come nazione: una, derivante dallo strangolamento della sua vita politica interna e dalla crescente confronto con gli Stati Uniti d'America; l'altra, proveniente dalla ferocia della natura, il doppio terremoto del 24 giugno».
Invece di difendere l'ex mandatario o riferirsi al suo arresto, Rodríguez ha espresso esplicitamente gratitudine a Washington per il cambio di rotta: «Voglio in questa 81.a Assemblea Generale delle Nazioni Unite ringraziare il presidente Donald Trump e il suo governo per la volontà di riprendere il cammino delle relazioni diplomatiche e di cooperazione con il Venezuela».
Il giro retorico è stato completo: la presidente incaricata, che è stata cancelliere e vicepresidente esecutivo sotto Maduro, si è presentata al mondo come artefice di una nuova fase, abbandonando il linguaggio conflittuale che ha caratterizzato il chavismo per decenni.
Rodríguez ha inoltre annunciato che il regime chavista ha avviato un «processo di trasformazione democratica», con due pilastri: una riforma giuridica istituzionale e l'impegno a tenere elezioni, sebbene senza fissare una data o un calendario.
«In Venezuela ci saranno elezioni. E in questa direzione abbiamo avviato un dialogo politico con settori dell'opposizione che porti a un processo in condizioni di parità per tutti», ha dichiarato di fronte ai rappresentanti dei paesi membri dell'ONU.
Ha inoltre sottolineato l'accordo energetico recentemente firmato tra Caracas e Washington, definendolo «uno dei più grandi mai sottoscritti» e aggiungendo che «contribuirà all'equilibrio energetico dell'emisfero e dell'economia internazionale».
La presidenta incaricata non ha risposto neanche ai soprannomi di «criminale e dittatore» che Trump aveva rivolto a Maduro dallo stesso podio poche ore prima.
Rodríguez ha descritto la sua missione con una frase che riassume il tono di tutto il suo intervento: «Vengo a assumere una responsabilità storica, quella di guidare il Venezuela da una fase di incertezza e conflitto verso una fase di piena democrazia, riconosciuta dal suo stesso popolo e dal mondo».
Il silenzio su Maduro, combinato con il ringraziamento a Trump e la promessa di elezioni, è interpretato come un segnale deliberato di distanziamento dall'ex dittatore e di apertura verso la comunità internazionale, sebbene senza offrire garanzie concrete né scadenze verificabili per il processo che annuncia.
Il suo discorso è avvenuto un giorno dopo che si è incontrata con Trump a New York, nel primo incontro personale tra i due dalla cattura di Maduro, che lei stessa ha definito «storico».
Il stesso Trump, nel suo intervento all'ONU, ha vantato la cattura di Maduro e l'accordo petrolifero con il Venezuela, sottolineando che gli Stati Uniti controllerebbero parte delle riserve di petrolio venezuelano, senza che Rodríguez rispondesse a queste affermazioni nel suo intervento del giorno successivo.
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