Una guyanese ammiratrice di Fidel Castro tra i favoriti a guidare l'ONU

Carolyn Rodriguez-BirkettFoto © Wikimedia Commons

Carolyn Rodrigues-Birkett, rappresentante permanente della Guyana presso le Nazioni Unite e dichiarata ammiratrice dei fratelli Castro, rimane tra le principali candidate per succedere al portoghese António Guterres alla guida della Segreteria Generale delle Nazioni Unite, il cui mandato scade il 31 dicembre di quest'anno.

Nella terza tornata di consultazioni informali del Consiglio di Sicurezza, svoltasi giovedì, Rodrigues-Birkett ha ottenuto otto voti di sostegno, posizionandosi al secondo posto, molto vicino alla costaricana Rebeca Grynspan, che ha guidato la consultazione con nove sostenitori.

Il lato più criticato della sua candidatura è la sua storica vicinanza con la dittatura cubana, documentata in un discorso che pronunciò nel gennaio del 2013 di fronte all'Assemblea Nazionale della Guyana, quando esercitava come cancelliere del paese.

In quella occasione, Rodrigues-Birkett ha presentato una mozione per commemorare i 40 anni di relazioni diplomatiche tra Georgetown e L'Avana, approvata all'unanimità, nella quale ha richiesto anche la fine dell'embargo statunitense contro Cuba.

Le sue parole di fronte al Parlamento guyanese non hanno lasciato spazio all'ambiguità: «Parlare di Cuba, dei suoi successi, della sua resilienza, del suo impegno per lo sviluppo umano e dell'immensa assistenza fornita a paesi amici, non si può fare senza rendere omaggio al visionario, determinato e rivoluzionario che si trova dietro tutto ciò, il Comandante Fidel Castro Ruiz».

Nel medesimo discorso ha esteso gli elogi all'allora governante di Cuba: «Dobbiamo altresì rendere omaggio a suo fratello, il presidente Raúl Castro Ruz, per la sua leadership del popolo cubano e il suo continuo supporto alla Guyana. Auguriamo a entrambi una lunga vita e buona salute».

Rodrigues-Birkett, di 52 anni, è stata insegnante di scuola primaria prima di avviare la sua carriera pubblica come ministra degli Affari Amerindi tra il 2001 e il 2008, e poi come cancelliere fino al 2015, diventando la prima donna indigena e la più giovane a ricoprire quella carica nel suo paese.

Se eletta, diventerebbe anche la prima donna e la prima persona di origine indigena a dirigere l'ONU dalla sua fondazione nel 1945.

La sua candidatura conta con il sostegno formale della Comunità dei Caraibi (CARICOM) e compete, tra gli altri, con l'argentino Rafael Grossi, direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica,

Un altro aspetto delicato del suo profilo sono le sue posizioni sulla guerra a Gaza: durante il suo mandato al Consiglio di Sicurezza nel biennio 2024-2025, ha definito le operazioni militari israeliane come «atrocità di massa» e ha chiesto al Consiglio di agire «nel contesto della propria responsabilità di proteggere i civili innocenti dal genocidio».

Stati Uniti, alleato di Israele e con diritto di veto nel Consiglio, non ha rivelato pubblicamente la propria posizione sulla candidata guyanese, il che mantiene aperta un'incognita decisiva nel processo.

In giorni recenti, l'ex presidente cilena Michelle Bachelet —un'altra figura con un passato di vicinanza a regimi autoritari della regione— ha ritirato la sua candidatura dopo aver ottenuto soltanto un voto di sostegno e undici contro nella terza tornata di consultazioni.

L'elezione del prossimo segretario generale richiede almeno nove voti favorevoli nel Consiglio di Sicurezza, senza che nessuno dei cinque membri permanenti — Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito — eserciti il proprio veto, e successivamente la ratifica dell'Assemblea Generale.

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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