
La stagione ciclonica del 2026 continua a creare una situazione straordinaria nell'Atlantico: arrivati a lunedì 21 settembre, nessuna delle sei tempeste tropicali formatesi fino ad ora è riuscita a raggiungere la categoria di uragano.
Il meteorologo Matt Devitt ha sottolineato questo lunedì l'eccezionale durata di questa calma e ha affermato in un post su Facebook che bisogna risalire al 1914 per trovare una stagione che sia arrivata così lontano nel calendario senza uragani.
«L'ultima volta che siamo arrivati così lontano nella stagione senza uragani nell'Atlantico è stata durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1914. Non avevo mai visto niente di simile», ha scritto Devitt.
L'esperto ha attribuito questa situazione «in gran parte al potente El Niño e alla mancanza di instabilità nell'Atlantico», e ha lasciato aperta un'interrogativo ancora più interessante: «Finiremo la stagione senza un uragano? Manteniamo la serie il più a lungo possibile».
I registri del Centro Nazionale Uragani degli Stati Uniti (NHC) confermano che fino a questo lunedì si sono formati Arthur, Bertha, Cristobal, Dolly, Edouard e Fay, e tutti e sei sono rimasti nella categoria di tempesta tropicale.
La situazione risulta particolarmente insolita se confrontata con la climatologia.
Secondo il NHC, in una stagione media il primo uragano tende a comparire tra inizio e metà agosto e, entro il 19 settembre, normalmente si sono già formati due uragani maggiori.
Il precedente del 1914 è inoltre eccezionale di per sé: gli archivi storici dell'Amministrazione Nazionale Oceánica e Atmosferica degli Stati Uniti (NOAA) mostrano che quell'anno si concluse con una sola tempesta tropicale e nessun uragano, per cui continua a essere considerata come la stagione ciclonica più tranquilla registrata nella bacino atlantico.
La calma del 2026 aveva già fatto storia giorni prima.
Il 11 settembre, l'Atlantico ha battuto il record dell'era satellitare per la formazione più tardiva del primo uragano di una stagione, superando i limiti che fino ad allora appartenevano al 2002 e al 2013.
El Niño appare come uno dei principali fattori dietro la bassa attività.
NOAA spiega che questo fenomeno tende ad aumentare il taglio verticale del vento sull'Atlantico, una condizione che rende difficile per le tempeste organizzarsi e rafforzarsi fino a diventare uragani.
Precisamente a causa dell'intensità di El Niño, la NOAA ha rivisto ad agosto la sua previsione e ha aumentato al 75% la probabilità che il 2026 si concluda con una stagione inferiore alla norma.
L'agenzia prevede tra sette e tredici tempeste con nome, delle quali tra due e sei potrebbero trasformarsi in uragani e fino a due raggiungere un'alta intensità.
La mancanza di uragani aveva anche attirato l'attenzione dei meteorologi cubani sin da agosto, quando specialisti hanno spiegato perché l'Atlantico rimaneva molto più tranquillo del solito, nonostante ci si trovi nel periodo climaticamente più attivo dell'anno.
Tuttavia, la calma registrata fino a questo momento non significa che il rischio sia finito.
La stagione ciclonica dell'Atlantico si estende ufficialmente fino al 30 novembre, quindi c'è ancora tempo affinché possano svilupparsi sistemi di maggiore intensità.
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