Una giovane cubana identificata solo come Angie, di 23 anni, ha protagonizzato un momento inedito nella televisione francese, interpellando in diretta Fabien Roussel, segretario nazionale del Partito Comunista Francese (PCF) e candidato alle elezioni presidenziali del 2027, per il suo sostegno pubblico al governante Miguel Díaz-Canel.
Il confronto è avvenuto il 9 settembre nel programma «La Grande Confrontation» («Il grande confronto», in italiano) della rete LCI, condotto dal giornalista David Pujadas.
«La Grande Confrontation» è uno degli spazi di dibattito politico e sociale della rete francese LCI, appartenente al Gruppo TF1. Condotto da Pujadas e trasmesso in prima serata, il programma mette a confronto figure politiche con cittadini, esperti e altri ospiti per dibattere direttamente su questioni di attualità.
Una delle sue caratteristiche distintive è proprio l'interazione faccia a faccia, che consente a cittadini di diversi profili di interrogare e contestare senza intermediari dirigenti e candidati.
Invitata al programma, la cubana Angie ha chiesto a Roussel senza giri di parole: «Non le fa vergogna sostenere un dittatore?», in riferimento a un messaggio di sostegno che il leader comunista aveva indirizzato a Díaz-Canel nel gennaio del 2026. Lo scambio è stato catturato e diffuso dal programma «Quotidien», di Yann Barthès, e ha accumulato oltre 672.000 visualizzazioni su Facebook.
Roussel evitò la domanda e rispose di aver avuto «l'occasione di incontrare il presidente della Repubblica cubana per parlare con lui», rifiutandosi di pronunciare la parola «dittatore». Angie non cedette e sottolineò le sue parole sopra quelle del politico francese: «Dittatore», insistette dolcemente la giovane quando Roussel pronunciò la parola «presidente».
Ante il confronto dei termini, il presentatore ha posto direttamente la domanda al leader comunista francese: «Lei lo chiama presidente o dittatore?». Di fronte all'insistenza di Roussel nel chiamarlo «presidente della Repubblica», la cubana è stata contundente: «È un dittatore, nessuno lo ha eletto».
Il presentatore Pujadas è intervenuto per sottolineare che Roussel «stava dando risposte evasive», come riportato da Le Figaro nella sua copertura del programma. Per chiudere il dibattito, Roussel ha affermato che mai avallerebbe violazioni delle libertà «in nessun paese, a Cuba o altrove», una dichiarazione che il giornalista Jean-Michel Aphatie ha definito senza mezzi termini «menzogna XXL» nella sua recensione del programma televisivo Quotidien.
Aphatie ha ricordato che il PCF supporta il regime cubano fin dal primo giorno della rivoluzione, il 1° gennaio 1959, e che Roussel è fedele a questa tradizione. Ha inoltre sottolineato l'eccezionalità del momento: «Non avevo mai visto un dirigente del Partito Comunista confrontato da una cubana che era fuggita dal suo paese perché le veniva negata la libertà».
La affinità del PCF con il regime di L'Avana ha una storia che risale a decenni. Nel dicembre 2022, Roussel ha guidato una delegazione a Cuba ed è stato ricevuto da Díaz-Canel, il quale ha definito la visita un «atto di coraggio».
In settembre 2025, entrambi i partiti hanno firmato un accordo di cooperazione considerato «storico» riguardo allo scambio di delegazioni e alla cooperazione ideologica. Inoltre, Roussel ha chiesto la fine del «blocco insopportabile» contro Cuba e Venezuela di fronte ai rappresentanti di entrambi i governi.
Roussel aveva ufficializzato la sua candidatura presidenziale per il 2027 appena tre giorni prima del programma, dopo un voto dei militanti del PCF il 6 settembre. La confrontazione con Angie è quindi arrivata proprio all'inizio della sua campagna.
Il governo francese, da parte sua, ha mantenuto una posizione più sfumata rispetto a quella del PCF: ad aprile, ha chiesto riforme a Cuba e ha avvertito sui rischi per i diritti umani nell'isola, in contrasto con l'allineamento incondizionato del partito comunista.
Il nome completo di Angie non è emerso in nessuno dei media consultati, ma la sua domanda —«Non ti vergogni a sostenere un dittatore?»— circola già ampiamente sui social media come simbolo della denuncia che molti cubani all'estero stanno cercando di far arrivare a una sinistra europea che storicamente ha ignorato la situazione.
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