Riflessione del padre Alberto Reyes ispirata a un bambino cubano di 6 anni, che ha scritto: "Gli yankee sono umani."

Bambini cubani, che giocano in una strada dell'Avana, in un'immagine scattata l'11 settembre 2026.Foto © CiberCuba

Un bambino cubano di sei anni ha ricevuto un compito scolastico: costruire una frase con la parola «yanqui». Senza che i suoi genitori gli dicessero cosa scrivere, il piccolo ha consegnato questa frase: «Gli yanqui sono umani». Ciò che è successo dopo lo racconta il sacerdote Alberto Reyes Pías nella consegna numero 174 della sua rubrica settimanale «Ho pensato», pubblicata su Facebook in occasione dell'anniversario dell'11 settembre.

«Non è difficile immaginare ciò che è seguito: insegnanti isterici, convocazioni ai genitori, analisi 'ideologica' del bambino», descrive Reyes Pías. Il problema, secondo il sacerdote, era trasparente. «Dopo mesi di indottrinamento scolastico, quel bambino non aveva acquisito una 'ideologia corretta', cioè non aveva imparato a odiare, non aveva imparato a condannare, e questo era, semplicemente, intollerabile».

Il punto di partenza per la riflessione è l'anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001. «È tornato nel calendario l'11 settembre, il giorno che ricorderemo sempre come il epilogo di un processo di ideologizzazione fanatica», scrive il parroco di Esmeralda, a Camagüey. Per Reyes, «il massacro delle Torri Gemelle non ha avuto la sua origine in una nazionalità o in una religione, ma in un'ideologia che divide il mondo tra buoni e cattivi, e dove i 'cattivi' devono essere odiati, puniti, eliminati».

Desde questa premessa, il sacerdote traccia un parallelismo con il nazismo, avvalendosi dello scrittore e sacerdote spagnolo José Luis Martín Descalzo, che raccontò come scienziati di prim'ordine si misero al servizio di Hitler: crearono camere a gas, sperimentarono sugli esseri umani e decisero senza scrupoli chi doveva vivere e chi morire. «Erano intellettualmente brillanti, ma avevano perso la loro umanità, accecati da un'ideologia che li aveva convinti non solo della loro superiorità ma anche del loro diritto sulla vita degli altri», cita Reyes Pías.

La conclusione che ne trai è che tutte le ideologie totalitarie condividono la stessa logica. «Non importa se si tratta di integralismo musulmano, fascismo o comunismo, tutte le ideologie creano esseri che si sentono superiori nel loro modo di pensare e di guardare il mondo, e che si sentono in diritto di decidere della vita degli altri».

Cuba, afferma, non è stata un'eccezione. Il sacerdote elenca decenni di repressione sistematica. «Dalle fucilazioni a La Cabaña fino all'UMAP, dalle 'marce del popolo combattente' fino agli atti di ripudio, dalle citazioni arbitrarie della Sicurezza dello Stato fino all'incarcerazione di coloro che sono usciti a rivendicare i loro diritti più legittimi».

In tutti questi casi, sottolinea, il criterio del potere è stato identico: «Io decido cosa è giusto e cosa è sbagliato, io decido quale è 'la strada giusta', e tu non hai il diritto di pensare o agire in modo diverso da quello che ho deciso essere il modo migliore. E dato che sono io ad avere il potere, non ti resta che sottometterti, altrimenti ci saranno conseguenze».

Questa logica spiega, secondo Reyes Pías, il comportamento arrogante, le «note di avvertimento», il temuto «marchio nel fascicolo», le analisi ideologiche e la repressione aggressiva che caratterizzano il sistema cubano. L'adoctrinamento antiimperialista ha una base curricolare ufficiale: documenti del Ministero dell'Istruzione stabiliscono come obiettivo che gli studenti «manifestino un sentimento di rifiuto verso il capitalismo e in particolare verso l'imperialismo yankee». Nel 2026 sono stati documentati casi di bambini costretti a intonare slogan politici nelle scuole dell'Avana e di scolari utilizzati in «tribune antiimperialiste» contro gli Stati Uniti.

Reyes Pías, la cui rubrica conta oltre 170 articoli ed è diventata una delle voci critiche più seguite all'interno dell'isola, chiude la sua riflessione con un appello diretto ai genitori cubani: «Non basta che i tuoi figli siano bravi in scienze, lettere o biologia. È necessario che i tuoi figli siano bravi in umanità, in amore, nel perdono, nella tolleranza, nell'accettazione dell'altro, affinché la loro passione non sia mai quella di sottomettere l'altro, ma di costruire, con tutti, un mondo di fraternità».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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