Il regista audiovisivo cubano Eduardo González Rodríguez ha pubblicato questa settimana sul suo profilo Facebook un testo che ha circolato ampiamente tra i cubani all'interno e all'esterno dell'isola, in cui narra una scena quotidiana nel suo quartiere per denunciare l'abisso tra il discorso ufficiale della «resistenza» e la reale fame che soffre la popolazione.
Il testo, intitolato «The silence of the lambs», inizia con un'immagine che dice tutto: sua moglie che piange mentre serve del cibo in una mensa di plastica per un vicino di casa, un uomo con un disturbo cognitivo che si guadagna da vivere sistemando giardini e che è arrivato a chiedere se era avanzato del cibo.
«È per Juanito. È venuto di nuovo a vedere se ci era rimasto qualcosa da mangiare. Mi si spezza il cuore!», cita González Rodríguez.
La scena le serve da punto di partenza per una riflessione senza concessioni al potere. «Rispetto di più chi chiede cibo, rispetto a chi chiede resistenza. Chi chiede cibo non ruba, chi chiede resistenza non sa cosa sia la fame», scrive nella frase che racchiude tutta l'intensità del testo.
Il regista dichiara di non credere «in 176 misure, né in ridimensionamenti economici, né in piani urgenti, né nel 'dobbiamo produrre' dei portavoce governativi, né nell'onestà di coloro che affermano di difendere un ideale e non ci stanno nelle loro camicie».
Il suo rifiuto del racconto del regime è esplicito: «Quando in TV parlano di giustizia sociale come se parlassero da un'isola incantevole, provo ribrezzo, tanto ribrezzo».
Juanito, scrive González Rodríguez, «si è perso nell’abominio terribile di un’altra notte senza luce con la sua cantina di plastica verde tra le mani», un'immagine che condensa la doppia crisi di fame e blackout che colpisce Cuba.
L'autore avverte che «moltissimi cubani che lavorano andranno a letto senza mangiare in un'altra notte di blackout» e conclude con un'ironia rivolta a coloro che difendono l'eroismo di resistere: «Se ci fosse, coloro che dirigono questo paese sarebbero al buio e farebbero digiuno intermittente».
La voce di González Rodríguez si unisce a quella di altri intellettuali che nel 2026 hanno respinto pubblicamente quella narrativa ufficiale.
Il cattedatico Julio César González Pagés ha messo in discussione ad agosto il discorso della «resistenza creativa», affermando che non può reggere quando le persone affrontano giorni interi senza luce, acqua né cibo.
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