Fidel Antonio Castro Smirnov, nipote del dittatore Fidel Castro, ha creato una contraddizione notevole durante un'intervista concessa a teleSUR da Birán: ha avvertito del pericolo di trasformare suo nonno in una figura intoccabile mentre lo descriveva con termini propri del culto politico costruito nel corso di decenni attorno al compianto governante cubano.
Esiste un pericolo che può manifestarsi quando si celebrano 100 anni di una persona così grande: che venga trasformata in statua, che venga ammirata da lontano, con fiori e senza domande, affermò Castro Smirnov.
La avvertenza contrasta con il tono utilizzato dallo stesso scienziato durante la conversazione. Castro Smirnov ha chiamato suo nonno «il grande Fidel», «l'uomo che ha sfidato l'impero» e «il genio», e ha definito Birán, luogo di nascita di Castro, come un posto «sacro».
Per me è anche il comandante in capo, per me è anche il grande Fidel, l'uomo che ha sfidato l'impero, il genio, ha assicurato.
Il nipote del governante defunto è stato ancora più esplicito nel descrivere la presenza che suo nonno conserva nella sua vita. «Quando ci chiedono come affrontiamo la sua assenza, noi rispondiamo: ¿Assenza? Non so cosa voglia dire vivere senza Fidel», ha affermato.
Y aggiunse: «Scelgo di vivere felice con Fidel, portandolo ovunque vada, portandolo nella mia mente, nei miei sogni, nel mio sangue, nel mio lavoro, nella mia coscienza».
Una devozione che si proietta fino al «secondo centenario»
La dimensione familiare di quella venerazione è emersa anche quando Castro Smirnov ha parlato del rapporto di Fidel Castro con i suoi discendenti.
Assicurò che, nonostante le sue responsabilità, suo nonno trovava tempo per la famiglia e affermò che «Fidel amava molto la sua famiglia».
Poi ha proiettato quel legame anche verso il prossimo secolo. «La sua famiglia ha amato tantissimo Fidel, ama tantissimo Fidel e continuerà ad amarlo ancora di più nel suo secondo centenario», ha dichiarato.
La frase risulta particolarmente peculiare in un'intervista dedicata proprio al centenario di Castro, nato il 13 agosto 1926.
Castro Smirnov ha inoltre affermato che «tutti i cubani vogliono assomigliare a Fidel», estendendo alla popolazione intera l'ammirazione che nutre per suo nonno.
Birán, un luogo «sacro» dove si percepisce una «energia»
La venerazione non si limitò alla figura di Castro. Raggiunse anche il luogo in cui nacque.
Castro Smirnov ha definito Birán come un «luogo sacro» e ha assicurato che lì esiste un'atmosfera diversa. «Si respira un'aria diversa e si percepisce un'energia», ha affermato.
Il commento risulta interessante perché egli stesso ha subito introdotto la sua condizione di scienziato come contrapunto a quella percezione.
Sono un scienziato, vero?, ma insomma, anche noi scienziati abbiamo i nostri momenti spirituali, spiegò.
In un altro momento ha sostenuto che a Birán «si respira un'aria rinnovatrice» e ha attribuito quella sensazione, almeno in parte, alla passione di coloro che continuano ad ammirare Fidel Castro e alla consapevolezza che «qui è iniziato tutto».
«Con fiori e senza domande»
Esattamente quel linguaggio rende particolarmente significativa la sua avvertenza riguardo al rischio di trasformare Fidel Castro in una «statua».
Castro Smirnov ha sostenuto che il centenario non dovrebbe ridurre suo nonno a una figura ammirata «da lontano, con fiori e senza domande», e ha difeso che le nuove generazioni mantengano vivo il suo pensiero.
Tuttavia, l'intervista stessa era costruita attorno a un'immagine straordinariamente riverente del defunto governante.
Castro Smirnov ha presentato suo nonno come scienziato, ricercatore, visionario, promotore dell'educazione e della biotecnologia, stratega nucleare e uomo capace di ottenere ciò che altri consideravano impossibile.
Incluso parlando dei giovani cubani che non hanno conosciuto personalmente Castro, ha affermato che questi «lo rispettano, lo ammirano e lo vogliono», e ha sottolineato come responsabilità della sua generazione «non lasciarlo morire» nell'anno del suo centenario.
Il discorso riflette la persistenza di una costruzione politica attorno alla figura di Castro che per decenni è stata alimentata dall'apparato ufficiale cubano attraverso discorsi, slogan, immagini e una presenza costante del dittatore nella vita pubblica.
La paradoja dell'intervista si condensa nelle stesse parole di Castro Smirnov: chiede di evitare la venerazione di un Fidel trasformato in «statua», mentre descrive suo nonno come «genio», trasforma il suo luogo di nascita in uno spazio «sacro» e assicura di portarlo nella sua «mente», nel suo «sangue» e nella sua «coscienza».
Una venerazione che, secondo le sue stesse parole, spera continui anche durante il «secondo centenario» di Fidel Castro.
Archiviato in: