
Il fiume Cauto, la principale arteria idrica dell'oriente cubano, sta attraversando una diminuzione storica del suo flusso a causa della siccità, costringendo le famiglie di Cauto Cristo, nella provincia di Granma, a consumare acqua salina e carica di fango estratta direttamente dal letto del fiume.
La situazione risulta particolarmente interessante perché appena nove mesi fa, lo stesso fiume è stato protagonista di un'esondazione storica dopo il passaggio del uragano Melissa, che ha toccato terra nell'oriente cubano il 29 ottobre 2025 come categoria tre, e ha costretto all'evacuazione di oltre 8.000 persone in quella provincia.
"Almeno a Cauto Cristo, l'acqua che arriva attraverso le tubazioni risulta molto salina e con residui del fango da cui è estratta," ha sottolineato questo sabato un report della emittente Radio Bayamo.
La stessa fonte ufficiale ha riconosciuto che "sarebbe difficile pensare a un liquido di buona qualità in queste condizioni", sebbene abbia aggiunto che studi sulla salute non hanno rilevato virus né batteri in analisi di laboratorio.
La qualità organolettica dell'acqua -il suo colore, odore e sapore- è, tuttavia, un problema quotidiano per migliaia di famiglie che dipendono dal Cauto per sopravvivere.
Il fiume è il più lungo di Cuba, con un percorso di 343 chilometri. Il suo bacino drena oltre l'8% del territorio nazionale e comprende le province di Granma, Santiago di Cuba, Holguín e Las Tunas, dove vive circa un milione di persone.
L'evaporazione nella valle del Cauto raggiunge uno dei tassi più elevati del paese, rendendolo uno dei sistemi fluviali più vulnerabili ai periodi di siccità prolungata.
Secondo la fonte, "la siccità nel fiume Cauto non è solo un problema climatico; è un tema sociale che ostacola l'accesso a un'acqua di qualità nelle comunità".
Questo episodio si inserisce in una crisi idrica nazionale di proporzioni storiche. Fino a marzo, la siccità colpiva il 62% del territorio cubano e le riserve idriche si trovavano al 38% della loro capacità, il livello più basso dal 2015.
In maggio, quasi 2,7 milioni di cubani non avevano accesso regolare all'acqua potabile, mentre diversi milioni la ricevevano in modo intermittente.
La situazione si aggrava a causa del fenomeno El Niño, la cui intensificazione prevede condizioni di stress idrico aggiuntive per l'isola. Il ricercatore Luis Lecha Estela, dell'Istituto di Meteorologia, ha avvertito che il fenomeno "potrebbe favorire condizioni di siccità meteorologica e stress idrico nel paese, con estati più calde del normale".
In Camagüey, provincia vicina, il 100% del territorio ha registrato un deficit di precipitazioni a luglio, con il 99,8% in categoria severa-estrema, il che illustra la portata regionale del problema.
Mientras le autorità non offrono soluzioni concrete, Radio Bayamo ha riconosciuto che "la gente, nella sua resilienza, trova uscite pratiche ma effimere per portare l'acqua a casa", una descrizione che riassume la triste realtà di migliaia di famiglie cubane di fronte a un'altra crisi che si aggrava.
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