
El comico e commentatore cubano Ulises Toirac ha risposto questo lunedì alle dichiarazioni rilasciate da Miguel Díaz-Canel al quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo, in cui il presidente ha negato che Cuba stia applicando riforme capitalistche, con una frase che sfida il quadro ideologico del regime: «Le misure economiche non sono né capitaliste né socialiste: sono intelligenti o stupide».
In quell'intervista, Díaz-Canel ha affermato «Non ci sono riforme capitaliste», sebbene abbia ammesso che ci sono «concessioni» al settore privato, presentandole come parte della costruzione socialista e non come un cambiamento di modello.
Toirac ha respinto quella dicotomia ideologica e ha spostato il dibattito sul terreno dell'efficacia pratica, suggerendo che la domanda rilevante non è se una misura sia capitalista o socialista, ma se funzioni o meno.
Il commentatore da mesi mette in discussione il pacchetto di 176 misure economiche approvato dal governo a giugno 2026, che comprende la banca privata, le case di cambio private, l'eliminazione del limite di 100 lavoratori per le mipymes e una maggiore apertura agli investimenti esteri.
Quando il regime annunciò quel pacchetto, Toirac lo definì come «puro taglio capitalista» e avvertì che arrivava «tardi e controvoglia», aggiungendo che «oggi non funzionerà nemmeno».
In giugno ha riassunto il suo scetticismo con un'espressione colloquiale: «Hanno cambiato il collare namá», indicando che il cambiamento era solo superficiale e non sostanziale, e ha avvertito che le riforme potrebbero finire per beneficiare più i quadri del Partito Comunista e i militari piuttosto che la popolazione.
Per questo ha richiesto di vietare a quei settori di partecipare ai nuovi affari privati consentiti dalle misure.
Questo lunedì, oltre alla risposta a Díaz-Canel, Toirac ha anche criticato i limiti di prezzo imposti dal governo, definendo la campagna ufficiale contro i «prezzi abusivi» una «caccia alle streghe» e inefficace, sostenendo che queste restrizioni spingono i prodotti verso il mercato nero e aggravano l'inflazione.
La posizione di Toirac non è isolata. L'economista Pedro Monreal ha avvertito nell'agosto del 2026 che le 176 misure «hanno solo dimostrato» le loro limitazioni, aggiungendosi alle critiche riguardo all'insufficienza strutturale delle riforme.
Il stesso Díaz-Canel ha riconosciuto a luglio che i tetti dei prezzi avevano causato la scomparsa di prodotti e deviazioni verso l'illegalità, e ha ammesso «paura per la crescita del capitale» privato, rivelando la tensione interna del governo di fronte alle proprie riforme.
Per il 22 agosto, il regime riportava che 134 delle 176 misure avevano già un supporto giuridico, equivalente al 76,1% del pacchetto, sebbene la scarsità e la crisi economica continuino a essere la realtà quotidiana dei cubani.
Mentre il governo insiste sul fatto che le sue riforme mirano a «difendere e promuovere la costruzione socialista», Toirac sostiene che il dibattito ideologico sia una distrazione: ciò che conta è se le misure risolvano o aggravino i problemi della popolazione.
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