Gerardo Hernández utilizza la notizia di un blackout negli Stati Uniti per chiedere di «smetterla di criticare tutto ciò che riguarda Cuba»

Gerardo Hernández NordeloFoto © Facebook / Gerardo de Los Cinco

Gerardo Hernández Nordelo, coordinatore nazionale dei Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR), ha fatto riferimento a un blackout in Indiana per attaccare i cubani che vivono negli Stati Uniti e criticano la situazione sull'isola, in un messaggio che riflette il suo consueto modo di distogliere l'attenzione dalla crisi energetica cubana.

En il suo profilo di X, Hernández ha allegato uno screenshot di una notizia che riportava che circa 68.000 clienti del nord-ovest dell'Indiana erano rimasti senza elettricità per nove giorni dopo una tempesta avvenuta l'11 agosto.

«Non è che si voglia criticare gli USA, ma ci sono quelli che VIVONO in #USA (senza blocco né sanzioni) criticando TUTTO di #Cuba, e ora tacciono, perché 'è normale' che -a causa di una tempesta- nel paese più ricco del mondo alcuni siano senza elettricità da settimane», ha scritto il funzionario.

Il confronto risulta difficile da sostenere di fronte alla realtà energetica cubana del 2026.

Il blackout dell'Indiana è stato causato da un diritto —tempesta di vento in linea retta— con raffiche fino a 99 mph a Gary, un evento meteorologico estremo e puntuale. L'azienda elettrica NIPSCO, che ha registrato circa 374.500 clienti senza servizio al culmine dell'interruzione, ha stimato il ripristino completo per il 25 agosto.

Cuba, invece, sta attraversando una crisi elettrica strutturale che non dipende da alcuna tempesta.

Il Sistema Elettrico Nazionale ha subito almeno sei collassi totali tra gennaio e agosto di quest’anno, l'ultimo dei quali il 3 agosto. Il deficit di generazione ha superato i 2.411 MW il 5 agosto, lasciando senza elettricità oltre il 65% della popolazione nelle ore di punta. Le cause sono strutturali: impianti obsoleti, mancanza cronica di carburante e assenza di manutenzione.

Il stesso ministro dell'Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha ammesso a maggio che Cuba «non ha petrolio né gasolio per generare elettricità», una confessione che smonta ogni tentativo di equiparare entrambe le situazioni.

Lontano dal riconoscere questa realtà, Hernández ha trasformato i suoi social media in una tribuna propagandistica per tutto il 2026.

En marzo, quando un blackout massiccio colpì l'isola, reagì con il messaggio «Giù il blocco! Nessuno piega questo popolo!». In febbraio utilizzò la foto di un neonato argentino in incubatrice per illustrare il presunto impatto dell'embargo a Cuba, immagine che fu denunciata come falsa. In aprile pubblicò «Bella Avana» mentre l'isola accumulava interruzioni di oltre venti ore al giorno. In maggio chiese ironicamente a Washington una nave di petrolio per Cuba in piena crisi energetica.

Hernández, uno dei cosiddetti «Cinco Cubanos» —agenti di intelligence condannati negli Stati Uniti per spionaggio e liberati nel 2014— ripete con ogni nuova polemica la stessa formula: mettere in evidenza le difficoltà altrui per zittire le critiche a un regime che da decenni non risolve il problema elettrico dei propri cittadini.

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