Un cubano residente all'estero, ma che torna frequentemente sull'isola, ha registrato da un quartiere di Sancti Spíritus una riflessione su una domanda che divide da anni chi vive dentro e fuori Cuba: perché i cosiddetti appelli dell'esilio a scendere in strada contro il regime non trovano una risposta massiccia tra una popolazione colpita da una crisi sempre più profonda?
Yusmani Companioni Vila ha pubblicato il video su Facebook con il titolo «Dal quartiere che mi ha visto crescere nella nostra bella Cuba». Circondato da motorine, piccoli negozi, venditori e persone in attesa di trasporto, ha offerto la sua personale risposta: per buona parte dei cubani, ha assicurato, la priorità immediata non è la conflittualità politica, ma ottenere ciò che serve per arrivare a fine giornata.
«Perché a queste persone che mi circondano, a quelle che sono nel mio intorno, non arriva quel grido di libertà che tu da lassù vuoi dare: “La dittatura, devi abbatterla ora, scendi in strada”?», chiese.
La sua risposta è stata diretta: «Queste persone sono in modalità sopravvivenza. Queste persone hanno bisogno di risolvere il problema e di farlo ora».
Companioni Vila ha registrato nel angolo tra Céspedes, via Sexta, Ranfla e via Quinta, nello stesso quartiere di Sancti Spíritus dove è cresciuto. Dice di avere «una pila di anni fuori» da Cuba, anche se assicura di tornare nell'isola due, tre e anche quattro volte al mese.
La scena che utilizza per sostenere il suo argomento è quotidiana: motorini usati come mezzo di trasporto, piccoli negozi e persone in cerca di reddito in mezzo a un'economia in cui soddisfare le esigenze di base è diventato un compito quotidiano.
«Qui ci sono capifamiglia, qui ci sono persone che ora tornano a casa e devono mettersi a cercare il biglietto, a cercare le hamas», ha affermato.
Per i Companioni Vila, quell'urgenza di sopravvivere aiuta a spiegare la distanza tra determinati appelli politici provenienti dall'esterno e le priorità di chi affronta quotidianamente la scarsità all'interno di Cuba.
Ha anche messo in discussione con fermezza coloro che, dall'esterno dell'isola, esortano costantemente i cubani a protestare senza tenere conto, secondo il suo parere, delle circostanze in cui vivono.
«Quello che succede è che passi il tempo a parlare sciocchezze, dicendo di andare per la strada, di non tornare, se già Cuba non è libera, quello che devi fare è andartene, perché ormai non si può più sopportare».
E riassunse il suo argomento con una frase: «Ecco perché il tuo grido di libertà non arriva. Perché la questione è che la soluzione è immediata».
La riflessione, tuttavia, non significa che a Cuba siano scomparse le proteste. Al contrario, il 2026 è stato contrassegnato da numerose espressioni di malcontento sociale, molte delle quali sono direttamente collegate ai blackout, alla scarsità di cibo e al deterioramento delle condizioni di vita.
Secondo i dati dell'Osservatorio Cubano dei Conflitti, a giugno si sono registrate 107 proteste di strada, un numero record, con 82 concentrati a L'Avana e altre 18 a Santiago di Cuba.
Una delle più significative è avvenuta a marzo, quando i residenti di Morón, a Ciego de Ávila, hanno dato vita a cacerolazos e grida di «¡Libertad!» durante una protesta che si è conclusa con danni alla sede locale del Partito Comunista e almeno cinque arresti.
Le manifestazioni, tuttavia, sono state principalmente locali e non hanno portato a una mobilitazione nazionale sostenuta.
Il messaggio divide le opinioni
Le parole di Companioni Vila hanno anche suscitato reazioni contrastanti tra coloro che hanno commentato il suo post. Alcuni hanno sostenuto il suo argomento secondo cui le esigenze immediate dei cubani devono prevalere sui richiami provenienti da lontano.
«Non preoccuparti per i quattro [...] che ti criticano, molto bene per te, la soluzione è adesso, affinché non continuino a morire cubani comuni, bambini, malati», ha scritto un utente, che inoltre ha messo in discussione chi «spinge da lontano» gli altri a protestare.
Altri internauti, tuttavia, hanno interpretato il suo discorso in modo completamente diverso e lo hanno accusato di giustificare la realtà cubana. «Tu difendi il sistema e non dici nulla perché non ti va di perdere il tuo affare», ha affermato un'utente, che ha sostenuto che «quello che si sta vivendo oggi non è vita» e gli ha rimproverato di cercare di «difendere l'indifendibile».
Ci sono stati anche quelli che hanno messo in discussione direttamente i suoi frequenti viaggi sull'isola. «Approfitta e resta nel tuo quartiere... e vivi in modalità sopravvivenza... e non tornare più lì a portare i tuoi dollari a quella dittatura», ha scritto un altro utente.
In contrasto, altri commenti hanno sottolineato precisamente l'aiuto che Companioni Vila assicura di dare alle persone vulnerabili. Un cubano residente in Europa ha ricordato un video in cui ha consegnato una sedia e del denaro a un vicino con disabilità, affermando che quel gesto dimostrava «il grande uomo che sei». Ci sono anche persone che approfittano delle sue pubblicazioni per chiedergli aiuto direttamente: una donna di Cumanayagua gli ha scritto che suo marito è invalido e gli ha chiesto di visitare la sua località.
Questo scambio amplia il dibattito sollevato dal video: mentre alcuni ritengono che affrontare le urgenze materiali di chi vive a Cuba costituisca una risposta concreta alla crisi, altri mettono in discussione il fatto che questo aiuto possa finire per normalizzare una situazione che considerano essenzialmente politica.
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