
Il governo venezuelano di Delcy Rodríguez e lo Stato di Israele hanno annunciato questo martedì il ripristino dei servizi consolari tra i due paesi, ponendo fine a 17 anni di rottura diplomatica, secondo quanto riportato da El País.
L'accordo, tuttavia, non implica il ripristino delle relazioni diplomatiche piene: non ci saranno ambasciate né rappresentanze permanenti, ma un canale ufficiale di coordinamento per l'assistenza consolare ai cittadini di ogni paese residenti nell'altro.
Il cancelliere venezuelano Félix Plasencia ha diffuso il comunicato congiunto, in cui entrambi i governi affermano che l'accordo nasce «in seguito alle conversazioni tenute tra alte autorità di entrambe le parti» dopo la visita della delegazione umanitaria israeliana in Venezuela.
«Entrambi i governi riconoscono l'importanza della relazione tra lo Stato di Israele e la comunità ebraica residente nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, che funge da importante ponte di amicizia storica tra i due paesi», recita il testo ufficiale.
Il detonatore dell'avvicinamento è stato il doppio terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno 2026, con magnitudini di 7.2 e 7.5, che ha causato oltre 6.000 morti secondo le cifre ufficiali.
Israele è stato uno dei primi paesi a rispondere alla catastrofe, inviando 16 soccorritori e specialisti in strutture crollate di organizzazioni come Magen, Ready for Rescue e SmartAID.
Rodríguez ha pubblicamente ringraziato per l'aiuto israeliano a luglio e ha incontrato le autorità militari di quel paese, a cui ha assegnato delle onorificenze, un gesto che ha suscitato critiche tra i settori più radicali del chavismo.
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha definito l'accordo come un altro «successo diplomatico» e lo ha collegato al riconoscimento, avvenuto solo un giorno prima, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan da parte del nuovo governo colombiano di Abelardo de la Espriella, diventando così la Colombia il secondo paese al mondo a farlo, dopo gli Stati Uniti nel 2019.
L'annuncio contrasta radicalmente con la postura storica del chavismo. Fu Hugo Chávez a rompere le relazioni con Israele nel gennaio del 2009, in protesta per l'Operazione Piombo Fuso a Gaza, con una dichiarazione che questo martedì è tornata a circolare sui social media: «Maledetto sia, Stato di Israele. Maledetto sia! Terroristi e assassini».
Il giro diplomatico si inserisce nella profonda riconfigurazione geopolitica che sta vivendo il Venezuela sotto l'influenza diretta di Washington, dopo la cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026.
In parallelo all'avvicinamento con Israele, il ministero degli esteri venezuelano ha inviato note di protesta all'Iran —per anni principale alleato del chavismo— per «espressioni dispregiative e inadeguate riguardo le istituzioni e le autorità» venezuelane, esigendo «la cessazione di ogni riferimento o comparazione che possa ledere la dignità, la sovranità, l’istituzionalità o il buon nome» del paese.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abás Araqchi, aveva precedentemente dichiarato in un'intervista che l'Iran «non è il Venezuela», in apparente riferimento all'operazione con cui gli Stati Uniti catturarono Maduro in poche ore.
La Palestina mantiene un'ambasciata a Caracas, con murales e monumenti a sostegno della sua causa come eredità della politica chavista, un contrasto visibile con il nuovo orientamento tracciato dal governo di Rodríguez sotto la tutela di Washington.
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