Che cos'è Trump Island? La proposta di un imprenditore emiratino per costruire un resort di lusso a Cuba

Immagine renderizzata del progetto e Donald TrumpFoto © The National / Abdulla Ali bin Haidar Group - whitehouse.gov

La possibilità che Donald Trump o la sua organizzazione facciano affari a Cuba è tornata alla conversazione pubblica dopo che il vice ministro degli Affari Esteri, Carlos Fernández de Cossío, ha dichiarato al New York Times che il regime non escluderebbe il presidente statunitense come investitore nell'isola.

La domanda è emersa a seguito di un progetto noto come "Trump Island", un'iniziativa privata promossa da un imprenditore degli Emirati Arabi Uniti che intende sviluppare un complesso turistico di lusso a Cayo Santa María, a nord di Villa Clara.

Ma cos'è realmente questo progetto e quanto c'è di vero in esso?

Una proposta privata, non un progetto di Trump

Il'origine della storia risale a un reportage pubblicato a giugno dal quotidiano emiratino The National, che ha rivelato che il gruppo imprenditoriale Abdulla Ali Bin Haidar Group ha firmato una lettera di intenti con il governo cubano per promuovere un grande sviluppo turistico a Cayo Santa María.

Secondo quel mezzo, l'imprenditore Ali Abdullah Bin Haidar intende trasformare il complesso in una destinazione di lusso rivolta al mercato internazionale.

La proposta prevede che, se le trattative con la Trump Organization avranno successo, il resort possa chiamarsi "Trump Island".

Tuttavia, lo stesso reportage chiarisce che non esiste alcun accordo con l'azienda di Donald Trump, né autorizzazione per utilizzare il suo marchio.

La documentazione consultata da The National indica addirittura che "Trump Island" figura solo come una opzione di nome in considerazione e specifica che non esiste alcuna relazione commerciale né autorizzazione da parte della Trump Organization.

La Trump Organization partecipa al progetto?

No. Fino ad ora non ci sono prove che la Trump Organization faccia parte dello sviluppo né che abbia accettato di parteciparvi.

Il businessman emiratino ha assicurato di aver mantenuto contatti con rappresentanti dell'organizzazione e ha affermato che l'idea è stata accolta con interesse, sebbene abbia riconosciuto che non ha ancora ricevuto alcuna approvazione da parte statunitense.

Inoltre, The National ha riportato di aver richiesto una reazione ufficiale alla Trump Organization, ma non ha ricevuto risposta prima di pubblicare il servizio.

Cosa ha detto il regime cubano?

Il tema è arrivato questa settimana sulle pagine del New York Times, quando il giornalista Jack Nicas ha chiesto direttamente al viceministro degli Affari Esteri, Carlos Fernández de Cossío, riguardo a quei rapporti.

La prima risposta del funzionario è stata prudente: "Direi che non stiamo considerando nulla di simile in particolare".

Tuttavia, ha immediatamente ribadito che Cuba cerca di attrarre investimenti stranieri e che questa politica non esclude gli imprenditori statunitensi.

Quando gli è stato chiesto esplicitamente se Donald Trump potesse investire nell'isola, ha risposto: "Se vuole farlo in modo pacifico, non vediamo alcun motivo specifico per escluderlo".

Más adelante aggiunse: "Quello che impedisce a Donald Trump di investire a Cuba sono le leggi statunitensi. Non lo escludiamo né lui né la sua organizzazione dal fare affari a Cuba, se lo fa rispettando le leggi cubane".

Un cambio di tono in piena crisi economica

Le dichiarazioni avvengono in un momento particolarmente delicato per l'economia cubana.

La caduta del turismo, la crisi energetica e le recenti riforme per liberalizzare gli investimenti stranieri hanno portato il regime a inviare segnali di apertura verso possibili investitori internazionali.

In questo contesto, il riferimento alla Trump Organization acquista un forte valore politico, poiché lo stesso Fernández de Cossío era stato uno dei funzionari più critici nei confronti dell'amministrazione Trump negli ultimi anni.

Anche se il progetto "Trump Island" rimane un'iniziativa privata senza una partecipazione confermata dell'azienda del presidente statunitense, la risposta del vicecancelliere costituisce la prima manifestazione pubblica di un alto funzionario cubano che indica che il regime non porrebbe il veto a un'eventuale investimento di Donald Trump o della sua organizzazione nell'isola.

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Redazione di CiberCuba

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