
Il baritono e promotore culturale Ulises Aquino Guerra ha pubblicato su Facebook una riflessione intitolata «Heridas Abiertas, daños demasiados Profundos» in cui smonta il discorso ufficiale del regime sulla «difesa» del territorio e sottolinea che la vera minaccia per il popolo cubano proviene dall'interno.
Alla vigilia del 26 luglio, anniversario dell'assalto al Cuartel Moncada, l'artista ha scelto di lanciare una domanda che funge da fulcro per tutta la sua argomentazione: «Cosa difenderemo in caso di un'aggressione degli Stati Uniti a Cuba?».
Aquino riconosce che la pressione di Washington - con sanzioni contro GAESA, il turismo, la salute pubblica e funzionari - aggrava le carenze del popolo cubano, ma avverte che i problemi dell'Isola sono anteriori a qualsiasi mandato di Trump.
«Il nostro popolo non soffre solo per le misure che gli Stati Uniti impongono a Cuba, ma sopporta anche le conseguenze di gravissimi errori, pesi e debiti storici nella conduzione capricciosa e obnubilata della propria economia», ha scritto l'artista.
Il baritono elenca una lunga serie di fallimenti della politica economica: le linee guida archiviate, le misure per l'agricoltura, il riordino, la bancarizzazione e il Decreto 349, tra gli altri, e conclude che nessuna di queste iniziative ha risolto le istanze storiche di coloro che osano mettere in discussione il governo.
In uno dei passaggi più diretti del testo, Aquino accusa il regime di aver «trasformato il dissenso o la protesta civile in reato, reprimiendo con la forza bruta e con lunghe condanne coloro che esercitano il loro diritto».
L'artista avverte che quella «sordità e cecità istituzionale possono provocare uno stato di violenza estrema che sarà impossibile invertire», e chiede che il governo consulti il popolo per sapere se desidera continuare con l'attuale sistema o preferisce «una vita diversa, dignitosa, libera, senza discriminazioni politiche, senza esclusioni per opinioni diverse».
«Sostenere questo stato di cose è un'entelechia circostanziale, che al momento opportuno sarà profondamente messa in discussione e giudicata, e sarà impossibile dimostrare che ne sia valsa la pena tanto sacrificio, vite spezzate, miserie e calamità inflitte», sottolinea.
Non è la prima volta che Aquino affronta pubblicamente il regime nelle ultime settimane. Il 12 luglio pubblicò una lettera indirizzata ai suoi genitori rivoluzionari defunti in cui diceva che «tutto ciò in cui avete creduto e ci avete fatto credere era sbagliato».
Il 19 giugno, dopo il Plenario Straordinario del Partito Comunista che ha approvato 176 misure economiche, Aquino ha chiesto le dimissioni del governo e ha definito le riforme come insufficienti e tardive: «La cosa più onorevole, dignitosa e logica è che si dimettano».
Nella sua nuova riflessione, l'artista conclude con una frase che punta direttamente alla responsabilità storica dei dirigenti cubani: «È il momento di decidere in che modo la storia li ricorderà».
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