Dalla rivoluzione alla rete: Così Washington costruisce la sua nuova interpretazione del regime cubano

Immagine di riferimento creata con Intelligenza ArtificialeFoto © CiberCuba / ChatGPT

Quando il Dipartimento di Stato ha pubblicato il rapporto «Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo», molti dei fatti riportati erano già noti.

La presenza militare cubana in Africa, il sostegno ai movimenti rivoluzionari latinoamericani, il rapporto stretto con l'Unione Sovietica, l'alleanza con il chavismo e la cooperazione con Russia e Iran fanno parte di una bibliografia abbondante e di un dibattito politico che è aperto da decenni.

Tuttavia, ridurre il documento a una raccolta di episodi storici sarebbe trascurare il suo aspetto più interessante.

El rapporto non si propone semplicemente di ricordare il passato. Lo riorganizza. Prende eventi separati da oltre sessanta anni, li ordina seguendo una logica precisa e li trasforma in una spiegazione coerente del ruolo che occupa Cuba nel mondo attuale.

Questa modalità di costruire il racconto è, probabilmente, la principale novità del documento.

Una storia organizzata per dimostrare una tesi

A differenza di molti rapporti governativi, che solitamente sono strutturati per aree tematiche o per regioni geografiche, «Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo» sviluppa un'argomentazione progressiva. Ogni capitolo prepara il successivo. Ogni episodio storico aggiunge un pezzo a una costruzione più grande.

La rivoluzione del 1959 appare come il punto di partenza. L'alleanza con l'Unione Sovietica fornisce le risorse e la proiezione internazionale. Le campagne militari in Africa e il supporto alle guerriglie latinoamericane illustrano la vocazione esportativa del regime.

Il crollo del blocco sovietico costringe a ridefinire la strategia. Il Venezuela fornisce una nuova piattaforma regionale. Infine, le relazioni con la Russia, la Cina e l'Iran sono presentate come l'evoluzione contemporanea di quel stesso progetto.

Vista in questo modo, la cronologia smette di essere una semplice successione di eventi. Diventa un racconto.

Il rapporto non invita il lettore a interpretare ciascuna fase separatamente. Lo guida verso una conclusione più ampia: che esiste una linea di continuità tra il pernicioso internazionalismo rivoluzionario degli anni sessanta e la politica estera cubana del XXI secolo.

La "rivoluzione" smette di essere il centro

Questo cambio di prospettiva modifica anche il ruolo che svolge la cosiddetta "rivoluzione cubana" all'interno del racconto.

In molte interpretazioni storiche, la rivoluzione costituisce il fatto centrale e la politica estera appare come una conseguenza di essa.

Il rapporto inverte parzialmente quella relazione. La rivoluzione continua ad essere l'origine del processo, ma il suo vero interesse risiede nel aver creato una struttura capace di proiettarsi a livello internazionale per decenni.

Per questo motivo dedica relativamente poco spazio ai dibattiti interni sul modello economico o le trasformazioni sociali dell'isola. La sua attenzione è concentrata su ciò che considera permanente: la costruzione di influenza politica al di fuori delle frontiere nazionali.

Le campagne militari, la cooperazione internazionale, le alleanze diplomatiche o il sostegno a movimenti rivoluzionari non si presentano come risposte congiunturali a differenti momenti storici. Il documento le integra all'interno di un medesimo schema comportamentale.

La convinzione che alla fine prevale è che il regime cubano non ha mai concepito la sua sopravvivenza esclusivamente in termini nazionali.

Fin dai suoi primi anni avrebbe compreso che la sua stabilità dipendeva anche dalla creazione di alleati, dall'estensione delle affinità ideologiche e dal rafforzamento di una presenza internazionale molto maggiore di quanto le dimensioni economiche del paese avrebbero consentito.

L'intelligenza come filo conduttore

Il capitolo dedicato ai servizi di intelligenza occupa un posto centrale all'interno di quest'architettura.

Sotto il titolo "Un impero di spionaggio", il rapporto sostiene che la Direzione di Intelligenza (DI) è riuscita a sviluppare una capacità operativa sproporzionata rispetto alle dimensioni di Cuba e la colloca tra gli strumenti fondamentali della proiezione esterna del regime.

Ma l'interesse del capitolo non risiede unicamente nella descrizione di operazioni di spionaggio. La sua funzione è molto più ampia.

L'intelligenza appare come l'elemento che connette tutte le altre dimensioni analizzate nel documento. Diplomazia, cooperazione internazionale, relazioni accademiche, formazione politica, solidarietà internazionale e influenza ideologica cessano di essere compartimenti separati per far parte di una stessa rete.

Il rapporto sottolinea addirittura che buona parte di quest'efficacia si basava sull'impegno ideologico dei suoi agenti, definiti come true believers, convinti di servire a un progetto politico piuttosto che a una struttura burocratica convenzionale.

Indipendentemente dal fatto che questa caratterizzazione possa suscitare dibattito, svolge una funzione narrativa molto chiara: spiegare perché un paese con risorse limitate sia riuscito a mantenere per decenni una capacità di influenza superiore a quella che ci si potrebbe aspettare dal suo peso economico.

Le reti sostituiscono le alleanze

Un altro tratto distintivo del documento è che parla a malapena di alleanze nel senso classico del termine. Al suo posto appare costantemente l'idea di rete.

Il Instituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), per esempio, è descritto come "il nexus centrale di tutta la rete cubana di intelligence e influenza". Non viene presentato semplicemente come un'istituzione dedicata alla solidarietà internazionale, ma come un elemento in grado di connettere organizzazioni, dirigenti politici, accademici, attivisti e movimenti sociali di diversi paesi.

Quello stesso approccio si ritrova in altre sezioni del rapporto.

Università, programmi di scambio, brigate di solidarietà, incontri internazionali e organizzazioni affini vengono analizzati meno per la loro attività concreta che per il ruolo che occupano all'interno di una struttura di relazioni costruita nel corso di decenni.

L'effetto è significativo.

L'influenza internazionale di Cuba smette di dipendere esclusivamente da accordi tra governi. Il rapporto delinea una rete molto più ampia, composta da attori statali e non statali, la cui forza risiederebbe proprio nella loro capacità di sopravvivere ai cambiamenti politici e mantenere legami a lungo termine.

Dal castrismo al XXI secolo

La transizione proposta dal rapporto tra la fine della Guerra Fredda e l'attualità costituisce un altro dei suoi assi fondamentali.

Invece di presentare la scomparsa dell'Unione Sovietica come una rottura definitiva, il documento la interpreta come una fase di adattamento.

La alianza con il Venezuela occupa un posto essenziale in quella ricostruzione storica. Secondo il rapporto, l'arrivo di Hugo Chávez al potere ha permesso a L'Avana di recuperare capacità di influenza regionale e sviluppare una nuova forma di cooperazione politica, economica e di intelligence.

A partire da lì, il racconto incorpora progressivamente Russia, Cina e Iran.

Non appaiono come relazioni indipendenti, ma come componenti di una stessa configurazione geopolitica in cui Cuba agirebbe come un punto di connessione tra diversi attori in conflitto con gli Stati Uniti.

Il capitolo dedicato all'Iran risulta particolarmente illustrativo di questa logica, descrivendo decenni di cooperazione politica, di intelligence e tecnologica tra entrambi i governi.

È proprio quella continuità che spiega il titolo del rapporto.

Parlare di 'La capitale del comunismo del XXI secolo' non significa unicamente affermare che Cuba continua a essere uno Stato comunista.

Significa sostenere che il regime sarebbe riuscito ad adattare al nuovo contesto internazionale gli strumenti di influenza sviluppati durante la Guerra Fredda e convertirli in un attivo strategico per una nuova fase di competizione tra grandi potenze.

Un documento pensato per orientare lo sguardo

La forza del rapporto non dipende, quindi, dal fatto che ciascuno dei suoi argomenti risulti incontrovertibile. Come avviene per qualsiasi documento di natura strategica, alcune delle sue interpretazioni potranno essere discusse da storici, specialisti in intelligence o esperti in relazioni internazionali.

La sua rilevanza risiede altrove.

Il Dipartimento di Stato non presenta una somma di eventi disperso. Li articola all'interno di un medesimo quadro interpretativo.

Rivoluzione, intelligenza, diplomazia, solidarietà internazionale, formazione di quadri e alleanze geopolitiche smettono di apparire come fenomeni indipendenti per integrarsi in un racconto unico sul ruolo internazionale del regime cubano.

Questo esercizio di sintesi aiuta a comprendere perché il rapporto acquisisce un significato che trascende l'ambito accademico o storico. Piuttosto che offrire una nuova storia di Cuba, propone un nuovo modo di leggerla.

Y, in politica internazionale, il modo in cui un governo organizza i fatti del passato è spesso rivelatore quanto le decisioni che prende nel presente.

Video correlati:

Archiviato in:

Iván León

Laureato in giornalismo. Master in Diplomazia e Relazioni Internazionali presso la Scuola Diplomatica di Madrid. Master in Relazioni Internazionali e Integrazione Europea presso l'UAB.

Iván León

Laureato in giornalismo. Master in Diplomazia e Relazioni Internazionali presso la Scuola Diplomatica di Madrid. Master in Relazioni Internazionali e Integrazione Europea presso l'UAB.